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Ristorante Lu Stazzu
2012-09-04 14:38:47
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 04 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 04 Settembre, 2012
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Ultimo aggiornamento: 04 Settembre, 2012
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Recensione
Data di visita
Agosto 12, 2012
Recensione
Difficile citare la Costa Smeralda senza generare inestinguibili polemiche. La grande maggioranza dei sardi la disconosce in quanto artefatta e aliena, pochi fortunati ne traggono lavoro e sostentamento; chi non può permettersela la giudica con disprezzo misto a malcelata invidia, i VIP o aspiranti tali la invadono in massa, i ricconi di una volta ne rimpiangono l'atmosfera dei tempi d'oro. Lungi da noi l'intenzione di entrare in questo pernicioso dibattito: ci limitiamo a sottolineare che basta percorrere pochi chilometri per lasciarsi alle spalle i simil-villaggi turistici di Porto Cervo e dintorni e tornare in una Sardegna decisamente più genuina. Come quella dello "Stazzu", nome che accomuna tutte le antiche costruzioni contadine della zona: proprio intorno a questa minuscola casetta, trasformata in un... forno per prelibati porcetti, ha preso forma una ampia e scenografica tenuta, cornice ideale per banchetti estivi (anche e soprattutto all'aperto). Trattasi di ristorante e non di agriturismo, con prezzi che arrivano di conseguenza, e anche i gestori vengono da fuori regione, ma il concetto resta quello: menu tra barbaricino e gallurese, piatti di grande semplicità e sostanza e, ciò che conta, qualità assicurata.
Il menu è abbastanza ricco di alternative, ma chi conosce la cucina tipica sa già dove indirizzarsi: come antipasto è d'obbligo optare per i salumi, anche perché accanto alla classica salsiccia, alla pancetta e al prosciutto sardo (peraltro eccellenti) fanno capolino rarità come salame e prosciutto di pecora e, soprattutto, la deliziosa mustela di cinghiale. Ottimi anche formaggi e ricotta, per gli incontentabili non mancano insalata di polpo e bottarga. Anche tra i primi dominano i classici: la regina è la zuppa gallurese, a base di pane raffermo, brodo e formaggio, qui in una versione particolarmente delicata e aromatica. Non possono mancare i ravioli di ricotta al pomodoro e i "chiusoni" (di fatto una variante dei culurgiones) con ragù di pecora. Gli amanti del mare sono comunque accontentati dalla presenza delle linguine all'aragosta e, in stagione, dei ricci.
Arrivati a questo punto non resta che inchinarsi al piatto principe di queste lande che è, ovviamente, il porcetto alla brace: ore di preparazione a cui l'avventore può assistere direttamente con i suoi occhi, prima di tuffarsi nei profumi di una pietanza senza eguali. Aroma e morbidezza sono spettacolari, forse si può eccepire qualcosa sulla cotenna non troppo croccante, ma è questione puramente soggettiva. Passano in secondo piano gli altri piatti (pecora, agnello, pesce alla brace), non i contorni a base di patate fritte (da provare) o cotte nella cenere. Anche sul dolce la scelta è pressoché obbligata: ineccepibili le seadas della casa. Buona pure la scelta di vini, con alcune delle più rinomate etichette sarde e ricarichi nella norma: il Buio Buio, Carignano delle cantine Mesa, è un accompagnamento eccellente. Gran finale con mirto e filu 'e ferru per una cena di tutto rispetto.
Il menu è abbastanza ricco di alternative, ma chi conosce la cucina tipica sa già dove indirizzarsi: come antipasto è d'obbligo optare per i salumi, anche perché accanto alla classica salsiccia, alla pancetta e al prosciutto sardo (peraltro eccellenti) fanno capolino rarità come salame e prosciutto di pecora e, soprattutto, la deliziosa mustela di cinghiale. Ottimi anche formaggi e ricotta, per gli incontentabili non mancano insalata di polpo e bottarga. Anche tra i primi dominano i classici: la regina è la zuppa gallurese, a base di pane raffermo, brodo e formaggio, qui in una versione particolarmente delicata e aromatica. Non possono mancare i ravioli di ricotta al pomodoro e i "chiusoni" (di fatto una variante dei culurgiones) con ragù di pecora. Gli amanti del mare sono comunque accontentati dalla presenza delle linguine all'aragosta e, in stagione, dei ricci.
Arrivati a questo punto non resta che inchinarsi al piatto principe di queste lande che è, ovviamente, il porcetto alla brace: ore di preparazione a cui l'avventore può assistere direttamente con i suoi occhi, prima di tuffarsi nei profumi di una pietanza senza eguali. Aroma e morbidezza sono spettacolari, forse si può eccepire qualcosa sulla cotenna non troppo croccante, ma è questione puramente soggettiva. Passano in secondo piano gli altri piatti (pecora, agnello, pesce alla brace), non i contorni a base di patate fritte (da provare) o cotte nella cenere. Anche sul dolce la scelta è pressoché obbligata: ineccepibili le seadas della casa. Buona pure la scelta di vini, con alcune delle più rinomate etichette sarde e ricarichi nella norma: il Buio Buio, Carignano delle cantine Mesa, è un accompagnamento eccellente. Gran finale con mirto e filu 'e ferru per una cena di tutto rispetto.
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