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Agriturismo Fattoria Roico
2012-05-25 05:43:29
Locuste
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Recensione
Data di visita
Aprile 19, 2008
Recensione
A volte basta pochissimo per entrare nella storia. Per esempio avere la fortuna di essere il duecentesimo ristorante recensito dalle Locuste, come è avvenuto in questo caso nell'aprile 2008. Niente male vero?
A parte i rilievi statistici, ci sono però anche altre ragioni per fare un giro da queste parti. Ci troviamo in provincia di Asti, ma niente a che vedere con le Langhe: questo è il meno conosciuto (ma da riscoprire) Monferrato settentrionale. Location amena se ce n'è una: colline e prati verdi a perdita d'occhio, al centro dei quali sorge un'antica cascina ristrutturata che ospita anche camere per il pernottamento. Siamo quasi al vertice di un triangolo formato da Torino, Asti e Casale e la cucina è curiosamente in bilico tra le tre diverse opzioni: manca un piatto d'eccellenza, ma tirando le somme il giudizio è positivo.
Come si conviene ad un agriturismo, il menu (fisso) è ricco e variegato; le porzioni un po' parsimoniose, ma su richiesta il "bis" è garantito. Fornita e di qualità la cantina, la vera sorpresa in positivo del locale: interessante il Dolcetto di Dogliani Ribote, eccellente poi il Nebbiolo Mompissano della Cascina Chicco. Sono invece senza infamia e senza lode gli antipasti: salame cotto e crudo, sformato di asparagi, arista di maiale con verdure e (il migliore) caprino fresco con soncino e rucola. Nei primi fanno capolino le due anime del locale: raviolini al sugo di carne (tipici del monferrino) e risotto alla Barbera (più astigiano). Quest'ultimo, peraltro, decisamente meglio riuscito.
Tra i secondi convince la tasca di vitello ripiena di verdure, originale e saporita, mentre è decisamente sottotono la faraona. Accattivante invece il tris di dolci, in particolare la caratteristica zuppa inglese ai frutti di bosco e un "esotico" esemplare di sbrisolona (ci perdonino i puristi se il nome non è quello corretto), a cui si affianca un assaggio di budino al cioccolato. Per digerire, infine, niente di meglio di un sorso del Toccasana Negro, amaro delicato e aromatico. Nel complesso si può ancora fare parecchio per migliorare, ma la strada intrapresa con la valorizzazione della cucina del territorio è indubbiamente meritevole. Il conto finale (e questo è un altro merito) difficilmente può superare i 30 euro anche se si opta per vini di pregio.
A parte i rilievi statistici, ci sono però anche altre ragioni per fare un giro da queste parti. Ci troviamo in provincia di Asti, ma niente a che vedere con le Langhe: questo è il meno conosciuto (ma da riscoprire) Monferrato settentrionale. Location amena se ce n'è una: colline e prati verdi a perdita d'occhio, al centro dei quali sorge un'antica cascina ristrutturata che ospita anche camere per il pernottamento. Siamo quasi al vertice di un triangolo formato da Torino, Asti e Casale e la cucina è curiosamente in bilico tra le tre diverse opzioni: manca un piatto d'eccellenza, ma tirando le somme il giudizio è positivo.
Come si conviene ad un agriturismo, il menu (fisso) è ricco e variegato; le porzioni un po' parsimoniose, ma su richiesta il "bis" è garantito. Fornita e di qualità la cantina, la vera sorpresa in positivo del locale: interessante il Dolcetto di Dogliani Ribote, eccellente poi il Nebbiolo Mompissano della Cascina Chicco. Sono invece senza infamia e senza lode gli antipasti: salame cotto e crudo, sformato di asparagi, arista di maiale con verdure e (il migliore) caprino fresco con soncino e rucola. Nei primi fanno capolino le due anime del locale: raviolini al sugo di carne (tipici del monferrino) e risotto alla Barbera (più astigiano). Quest'ultimo, peraltro, decisamente meglio riuscito.
Tra i secondi convince la tasca di vitello ripiena di verdure, originale e saporita, mentre è decisamente sottotono la faraona. Accattivante invece il tris di dolci, in particolare la caratteristica zuppa inglese ai frutti di bosco e un "esotico" esemplare di sbrisolona (ci perdonino i puristi se il nome non è quello corretto), a cui si affianca un assaggio di budino al cioccolato. Per digerire, infine, niente di meglio di un sorso del Toccasana Negro, amaro delicato e aromatico. Nel complesso si può ancora fare parecchio per migliorare, ma la strada intrapresa con la valorizzazione della cucina del territorio è indubbiamente meritevole. Il conto finale (e questo è un altro merito) difficilmente può superare i 30 euro anche se si opta per vini di pregio.
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