Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-19 23:15:41
Locuste
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Recensione
Data di visita
Mag 19, 2007
Recensione
Perso nei meandri della val Nure, tra chilometri di colline incantate (o inquietanti, a seconda dei punti di vista), l’agriturismo della famiglia Ferrari ha saputo diventare negli anni un punto fermo per chi ama la cucina piacentina. Incidono, certo, l’accattivante ambientazione rurale, la vocazione all’equitazione - qui vengono organizzati anche frequentati concorsi ippici – e l’ampia disponibilità di spazi per banchetti e cerimonie; quello che conta, tuttavia, è che la genuinità dei piatti e la cortesia del servizio non abbiano ceduto di un millimetro di fronte al successo del locale. Non c’è pericolo di sbagliare: il menu è fisso e immutabile, un efficacissimo compendio della cucina piacentina, o quantomeno un “ripasso” per chi l’avesse scordata. I ritmi sono un po' da matrimonio, quindi meglio mettersi comodi e gustarsi qualche bicchiere in più: ci sarà tempo per recuperare...
Si comincia con una stuzzicante frittata di verdure, poi subito in tavola uno dei piatti forti: lo gnocco fritto (o torta fritta, o chisolino che dir si voglia), morbido al punto giusto e ideale da consumare con l’eccezionale lardo o con gli altri affettati (salame, coppa, crudo). Il tutto accompagnato dall’onesto Gutturnio della casa oppure da una bottiglia di Ortrugo. Pochi ma ben selezionati i primi: i tortelli ricotta ed erbette, conditi con burro e salvia, meritano assolutamente un assaggio, ma gli immancabili pisarei e fasö non sono certamente da meno. In alternativa ci sono le tagliatelle ai funghi. Da notare le porzioni abbondanti e il generoso bis offerto per ogni piatto.
Secondi naturalmente di carne: tra questi spicca la specialità più ricorrente del piacentino, la coppa al forno. Di ottima qualità anche lo stinco di maiale e quello di vitello, con contorno di patate al forno; l’offerta si completa poi con roastbeef e tagliata. Il dolce della casa è l’imperdibile mattonella di gelato con cioccolato fuso, ma non basta: un ampio vassoio ricolmo di pasticcini fatti in casa e panne cotte chiude definitivamente le “ostilità”. Per digerire, dopo il caffè servito nella moka, ecco il limoncello e il gustoso Prugnolino della distilleria Caselli di Sassuolo. Bilancio finale decisamente positivo per il rapporto qualità-prezzo; se una pecca c’è è nel menu, che alla lunga può risultare un po’ monotono.
Si comincia con una stuzzicante frittata di verdure, poi subito in tavola uno dei piatti forti: lo gnocco fritto (o torta fritta, o chisolino che dir si voglia), morbido al punto giusto e ideale da consumare con l’eccezionale lardo o con gli altri affettati (salame, coppa, crudo). Il tutto accompagnato dall’onesto Gutturnio della casa oppure da una bottiglia di Ortrugo. Pochi ma ben selezionati i primi: i tortelli ricotta ed erbette, conditi con burro e salvia, meritano assolutamente un assaggio, ma gli immancabili pisarei e fasö non sono certamente da meno. In alternativa ci sono le tagliatelle ai funghi. Da notare le porzioni abbondanti e il generoso bis offerto per ogni piatto.
Secondi naturalmente di carne: tra questi spicca la specialità più ricorrente del piacentino, la coppa al forno. Di ottima qualità anche lo stinco di maiale e quello di vitello, con contorno di patate al forno; l’offerta si completa poi con roastbeef e tagliata. Il dolce della casa è l’imperdibile mattonella di gelato con cioccolato fuso, ma non basta: un ampio vassoio ricolmo di pasticcini fatti in casa e panne cotte chiude definitivamente le “ostilità”. Per digerire, dopo il caffè servito nella moka, ecco il limoncello e il gustoso Prugnolino della distilleria Caselli di Sassuolo. Bilancio finale decisamente positivo per il rapporto qualità-prezzo; se una pecca c’è è nel menu, che alla lunga può risultare un po’ monotono.
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Ristoranti
2012-05-19 15:06:55
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 29, 2012
Recensione
L'eccellenza della gastronomia umbra non è argomento che possa essere messo in discussione, ma nonostante questo non è facile mangiare bene nel centro di Perugia, o almeno non come si potrebbe pensare: bisogna muoversi con accortezza per evitare le offerte troppo smaccatamente rivolte al turismo di massa o quelle approssimative e poco curate, puntando invece sui non pochi locali di qualità. Il Falchetto si colloca a metà strada, nobilitando la sua spettacolare location (nel pieno centro di Perugia, in una magnifica sala in pietra) con una cucina solida e rigidamente aderente alla tradizione. Non c'è da aspettarsi nessun volo pindarico nel menu, e il servizio a volte cade in qualche trascuratezza di troppo, ma perlomeno risulta molto più rapido rispetto ad altri indirizzi cittadini. E l'abbondanza delle porzioni, inutile negarlo, fa la sua parte.
Gli antipasti sono quanto di più tipico ci si possa attendere: bruschette miste o al tartufo nero, pecorino di Norcia con miele e Noci, formaggi misti. Obbligatorio puntare sulle norcinerie, salumi di ogni genere tra cui spicca il prosciutto umbro, o direttamente sull'antipasto misto Falchetto che riunisce il meglio di tutte le proposte. Primi robusti e interessanti: gli imponenti cappelli del prete al profumo di bosco sono letteralmente affogati in una salsa a base di funghi e tartufo. Non meno sostanziose le tagliatelle alla perugina, gli gnocchi alla fonduta e tartufo e il risotto al tartufo; appena meno aggressiva la zuppa di lenticchie e porcini, ma certamente non siamo nel posto giusto per chi ama i sapori tenui e delicati.
I secondi proseguono ovviamente sulla stessa linea, con la carne a farla da padrona: da provare assolutamente il torello alla perugina, un girello di vitello ricoperto di fegatini, anche qui senza alcun risparmio. Tra le altre proposte, lo stinco picchettato al forno con patate, l'ossobuco con piselli e il maialino da latte al finocchio selvatico, oltre all'immancabile chianina alla griglia (tagliata, costata o bistecca). Deludono invece i dolci: tiramisù e crema catalana standard, un po' più originale il soufflè di cioccolato con cuore fondente. I vini potrebbero essere presentati e serviti meglio: più che onesto, comunque, il Colli Perugini Rosso MonVì delle cantine Castello Monte Vibiano. Prezzi nella media, con qualche rialzo per i piatti a base di tartufo e di chianina.
Gli antipasti sono quanto di più tipico ci si possa attendere: bruschette miste o al tartufo nero, pecorino di Norcia con miele e Noci, formaggi misti. Obbligatorio puntare sulle norcinerie, salumi di ogni genere tra cui spicca il prosciutto umbro, o direttamente sull'antipasto misto Falchetto che riunisce il meglio di tutte le proposte. Primi robusti e interessanti: gli imponenti cappelli del prete al profumo di bosco sono letteralmente affogati in una salsa a base di funghi e tartufo. Non meno sostanziose le tagliatelle alla perugina, gli gnocchi alla fonduta e tartufo e il risotto al tartufo; appena meno aggressiva la zuppa di lenticchie e porcini, ma certamente non siamo nel posto giusto per chi ama i sapori tenui e delicati.
I secondi proseguono ovviamente sulla stessa linea, con la carne a farla da padrona: da provare assolutamente il torello alla perugina, un girello di vitello ricoperto di fegatini, anche qui senza alcun risparmio. Tra le altre proposte, lo stinco picchettato al forno con patate, l'ossobuco con piselli e il maialino da latte al finocchio selvatico, oltre all'immancabile chianina alla griglia (tagliata, costata o bistecca). Deludono invece i dolci: tiramisù e crema catalana standard, un po' più originale il soufflè di cioccolato con cuore fondente. I vini potrebbero essere presentati e serviti meglio: più che onesto, comunque, il Colli Perugini Rosso MonVì delle cantine Castello Monte Vibiano. Prezzi nella media, con qualche rialzo per i piatti a base di tartufo e di chianina.
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Ristoranti
2012-05-19 14:59:50
Locuste
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Recensione
Data di visita
Marzo 07, 2016
Recensione
Passano gli anni, ma l'offerta gastronomica di Firenze rimane di altissimo livello, tra ristoranti, trattorie e chioschi di "lampredottai". In questo contesto, anche per un locale affermato da decenni, non è certo semplice rimanere ai vertici. Ce l'ha fatta senz'altro il Fagioli, per l'apprezzamento ricevuto dalle guide (Michelin e Slow Food su tutte) ma soprattutto dalla clientela che lo affolla numerosissima, consentendogli addirittura di restare chiuso nel fine settimana. L'apertura del locale risale al 1966, e l'arredamento è ancora quella dell'epoca, ma la storia della famiglia è ben più antica: c'era un Fagioli, come poeta e cuoco, già alla corte dei Medici. Evidente quindi il legame con la tradizione, che persiste anche in un menu più che mai rispettoso della cucina locale.
A fare la fortuna del ristorante c'è anche l'abbondanza delle porzioni, fin dagli antipasti: tra questi spiccano i celebri crostini con fegatini, con lardo o con pomodori accompagnati da bruschette, salame, finocchiona (eccezionale) e prosciutto crudo. Da provare anche i formaggi. Vasto l'assortimento dei primi, rigorosamente artigianali: da non perdere la ribollita e la pappa al pomodoro, ma meritano un assaggio anche i tortelli al sugo finto (cioè senza carne), i pici al ragù, e l'ultima invenzione dello chef, gli gnocchetti di zucca con sugo di ciccia. Decisamente ben fornita la cantina, che dà ampio spazio alle etichette locali: tra queste da segnalare l'ancora poco conosciuto Sparafucile.
Ma il meglio deve ancora venire, con i numerosi secondi di carne: la regina è ovviamente la fiorentina di chianina, perfetta per cottura e gusto. Anche il prezzo è tra i migliori in città. Altre proposte di rilievo sono l'arista di maiale al forno e il bollito misto in salsa verde, ma anche le alternative più "povere", come le crocchette e i gustosissimi involtini (con uovo e mortadella). Da non perdere tra i contorni le patate alla contadina e naturalmente i fagioli all'uccelletto. Attenzione: il venerdì c'è solo pesce, ad esempio il baccalà alla fiorentina. Ristretta ma eccellente la scelta di dolci, tutti artigianali, dalla torta pere, ricotta e cioccolato a quella alla crema. Sono fatti in casa persino i cantuccini, accompagnati naturalmente dal vin santo. Il conto finale si aggira tra i 35 e i 45 euro (a seconda della presenza o meno della fiorentina). Indispensabile prenotare.
A fare la fortuna del ristorante c'è anche l'abbondanza delle porzioni, fin dagli antipasti: tra questi spiccano i celebri crostini con fegatini, con lardo o con pomodori accompagnati da bruschette, salame, finocchiona (eccezionale) e prosciutto crudo. Da provare anche i formaggi. Vasto l'assortimento dei primi, rigorosamente artigianali: da non perdere la ribollita e la pappa al pomodoro, ma meritano un assaggio anche i tortelli al sugo finto (cioè senza carne), i pici al ragù, e l'ultima invenzione dello chef, gli gnocchetti di zucca con sugo di ciccia. Decisamente ben fornita la cantina, che dà ampio spazio alle etichette locali: tra queste da segnalare l'ancora poco conosciuto Sparafucile.
Ma il meglio deve ancora venire, con i numerosi secondi di carne: la regina è ovviamente la fiorentina di chianina, perfetta per cottura e gusto. Anche il prezzo è tra i migliori in città. Altre proposte di rilievo sono l'arista di maiale al forno e il bollito misto in salsa verde, ma anche le alternative più "povere", come le crocchette e i gustosissimi involtini (con uovo e mortadella). Da non perdere tra i contorni le patate alla contadina e naturalmente i fagioli all'uccelletto. Attenzione: il venerdì c'è solo pesce, ad esempio il baccalà alla fiorentina. Ristretta ma eccellente la scelta di dolci, tutti artigianali, dalla torta pere, ricotta e cioccolato a quella alla crema. Sono fatti in casa persino i cantuccini, accompagnati naturalmente dal vin santo. Il conto finale si aggira tra i 35 e i 45 euro (a seconda della presenza o meno della fiorentina). Indispensabile prenotare.
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Ristoranti
2012-05-19 14:48:57
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 22, 2008
Recensione
Una piacevole sorpresa questo ristorante un po' nascosto tra le vie interne di Castellanza. Non sempre, infatti, una pizzeria di successo riesce ad abbinare alla pietanza principale una cucina altrettanto curata e di buon livello. In questo caso invece le specialità della casa, soprattutto a base di pesce, si fanno apprezzare ben al di là del livello medio. L'aspetto del locale, elegante fino all'eccesso, non deve trarre in inganno: il menu è alla portata di tutte le tasche, anche se i prezzi sono medio-alti come sempre avviene per la cucina di mare nelle regioni del Nord.
La lista, molto ricca e completa, inizia con un buon assortimento di antipasti, tutti tradizionali: dal cocktail di scampi all'impepata di cozze, passando per l'insalata di mare. Tuttavia, vista anche l'abbondanza delle porzioni (davvero oceaniche), il consiglio è quello di passare direttamente ai primi, che non deluderanno neppure i palati raffinati. Ottimi gli spaghetti alla pescatora con seppie, gamberoni e vongole; apprezzabili anche le penne panna e salmone. Se ordinate gli eccellenti spaghetti alle vongole mettete in conto almeno una ventina di minuti per sgusciare gli infiniti molluschi che vi verranno serviti... Da segnalare tra le altre proposte anche i paccheri aumma aumma con sugo e melanzane.
Come secondo si può optare per una grigliata mista, servita direttamente sulla griglia di cottura, nella quale spiccano scampi e gamberoni oltre a un discreto pesce spada. Anche sul versante del fritto il ristorante non delude, con un buon mix di pesce, totani e patatine. Il pesce spada torna protagonista anche nella varietà alla livornese; da provare la pescatrice, anche nella variante alla luciana. Meno ricco l'assortimento di dolci, ma una parola va spesa per il tiramisù con nocciole. Il bianco della casa è onesto, non certo eccezionale ma poco costoso.
La lista, molto ricca e completa, inizia con un buon assortimento di antipasti, tutti tradizionali: dal cocktail di scampi all'impepata di cozze, passando per l'insalata di mare. Tuttavia, vista anche l'abbondanza delle porzioni (davvero oceaniche), il consiglio è quello di passare direttamente ai primi, che non deluderanno neppure i palati raffinati. Ottimi gli spaghetti alla pescatora con seppie, gamberoni e vongole; apprezzabili anche le penne panna e salmone. Se ordinate gli eccellenti spaghetti alle vongole mettete in conto almeno una ventina di minuti per sgusciare gli infiniti molluschi che vi verranno serviti... Da segnalare tra le altre proposte anche i paccheri aumma aumma con sugo e melanzane.
Come secondo si può optare per una grigliata mista, servita direttamente sulla griglia di cottura, nella quale spiccano scampi e gamberoni oltre a un discreto pesce spada. Anche sul versante del fritto il ristorante non delude, con un buon mix di pesce, totani e patatine. Il pesce spada torna protagonista anche nella varietà alla livornese; da provare la pescatrice, anche nella variante alla luciana. Meno ricco l'assortimento di dolci, ma una parola va spesa per il tiramisù con nocciole. Il bianco della casa è onesto, non certo eccezionale ma poco costoso.
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Ristoranti
2012-05-19 14:31:19
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 26, 2004
Recensione
Impossibile non rimanere affascinati. La vista dall'ampia terrazza è fenomenale: dal ristorante, affacciato sul golfo, si gode un panorama straordinario su tutta la costa di Napoli, le isole di Capri e Ischia. E dalla parte opposta incombe la cima del Vesuvio, in un connubio inestricabile tra mare e montagna. Ma non è questo l'unico punto di forza della Casa Rossa, che unisce la tradizione gastronomica (come recita l'insegna, il locale ha sulle spalle quasi 120 anni di attività) ad apprezzate proposte innovative. Frequentatissimo e accogliente, il ristorante ha qualche falla solo nel servizio, non impeccabile.
Soprattutto mare, dunque, nel menu, ma la terra è ben presente con tutti i suoi frutti: a cominciare dai vini locali, fra cui spicca l'ottimo Lachrima Christi del Vesuvio. Consigliabile anche il Greco di Tufo. Fra gli antipasti spiccano le gustose alici marinate e i calamaretti fritti, accompagnati come sempre da prosciutto, verdure e una mozzarella del luogo. Molti i primi da provare: senz'altro gli originali paccheri al ragù di mare, vera specialità della casa, ma anche gli gnocchi allo scoglio.
Per quanto riguarda il pescato del giorno è giusto affidarsi al personale che saprà consigliarvi sulle scelte più opportune: nel nostro caso mancavano purtroppo i purpetielli affogati, ma abbiamo potuto assaggiare la classica grigliata mista e soprattutto un'orata alla brace di freschezza evidente fin dal primo assaggio. Non mancano naturalmente la pizza e, fra i dolci, la pastiera; per chiudere il pasto, davvero inevitabile il limoncello prodotto a pochi chilometri di distanza.
Soprattutto mare, dunque, nel menu, ma la terra è ben presente con tutti i suoi frutti: a cominciare dai vini locali, fra cui spicca l'ottimo Lachrima Christi del Vesuvio. Consigliabile anche il Greco di Tufo. Fra gli antipasti spiccano le gustose alici marinate e i calamaretti fritti, accompagnati come sempre da prosciutto, verdure e una mozzarella del luogo. Molti i primi da provare: senz'altro gli originali paccheri al ragù di mare, vera specialità della casa, ma anche gli gnocchi allo scoglio.
Per quanto riguarda il pescato del giorno è giusto affidarsi al personale che saprà consigliarvi sulle scelte più opportune: nel nostro caso mancavano purtroppo i purpetielli affogati, ma abbiamo potuto assaggiare la classica grigliata mista e soprattutto un'orata alla brace di freschezza evidente fin dal primo assaggio. Non mancano naturalmente la pizza e, fra i dolci, la pastiera; per chiudere il pasto, davvero inevitabile il limoncello prodotto a pochi chilometri di distanza.
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Ristoranti
2012-05-19 14:29:05
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 30, 2004
Recensione
Nel cuore dell'Italia gastronomica c'è l'Emilia, nel cuore dell'Emilia c'è Modena, nel cuore di Modena c'è il ristorante tipico della famiglia Nora che, tra un monumento e l'altro, offre un esauriente campionario della cucina locale. Non a caso è questa la meta privilegiata di gite turistiche e viaggi organizzati; non a caso il locale è convenzionato con i principali hotel del centro e pronto ad accogliere ospiti di qualsiasi origine e nazionalità. Inutile dunque aspettarsi piatti che esulino dalla tradizione della più classica arte culinaria modenese.
Non si può fare a meno di iniziare il pasto con un antipasto di salumi misti che ben rappresentano la "fauna" del luogo: prosciutto di Parma, coppa stagionata, ciccioli, mortadella, il tutto accompagnato dai frigolini, la varietà locale dello gnocco fritto. Tra i primi protagonista la pasta fresca fatta in casa: in particolare le tagliatelle con sugo di salsiccia e i maccheroni con sugo di cinghiale, ma anche lasagne verdi e tortelloni.
Secondi dominati da bolliti e arrosti misti, da segnalare lo scottadito di maiale con patate al forno. Non manca ovviamente, a condimento, l'aceto balsamico di Modena. Come dessert il locale propone fra l'altro zuppa inglese, bavarese e panna cotta. Da elogiare senz'altro la qualità degli ingredienti e della preparazione; qualche dubbio rimane invece sull'abbondanza delle porzioni servite, che sembrano avvicinarsi alla nouvelle cuisine più che alla ristorazione tradizionale.
Non si può fare a meno di iniziare il pasto con un antipasto di salumi misti che ben rappresentano la "fauna" del luogo: prosciutto di Parma, coppa stagionata, ciccioli, mortadella, il tutto accompagnato dai frigolini, la varietà locale dello gnocco fritto. Tra i primi protagonista la pasta fresca fatta in casa: in particolare le tagliatelle con sugo di salsiccia e i maccheroni con sugo di cinghiale, ma anche lasagne verdi e tortelloni.
Secondi dominati da bolliti e arrosti misti, da segnalare lo scottadito di maiale con patate al forno. Non manca ovviamente, a condimento, l'aceto balsamico di Modena. Come dessert il locale propone fra l'altro zuppa inglese, bavarese e panna cotta. Da elogiare senz'altro la qualità degli ingredienti e della preparazione; qualche dubbio rimane invece sull'abbondanza delle porzioni servite, che sembrano avvicinarsi alla nouvelle cuisine più che alla ristorazione tradizionale.
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Ristoranti
2012-05-19 13:50:32
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 19, 2010
Recensione
Tre piani di prelibatezze, golosità e manicaretti, un immenso supermercato unicamente dedicato ai prodotti d'eccellenza della gastronomia italiana, una serie di mini-ristoranti ciascuno riservato a una portata del pranzo, un museo unico al mondo, una sterminata varietà di birre e vini, il tutto all'insegna del "buono, pulito e giusto", l'ideale principe di Slow Food. Il Paradiso in terra, dunque? O un'abilissima operazione di marketing? Eataly (fin dal nome) è senza dubbio entrambe le cose: lo stupefacente assortimento di prodotti di qualità, i rutilanti scaffali ricolmi di prosciutti e formaggi, i banconi a cui ci si accosta per ordinare primi e secondi da consumare (se va bene) seduti su uno sgabello, sono tutti aspetti che da un lato affascinano e dall'altro intimoriscono, evocando immagini più affini a un centro commerciale che a una vecchia osteria di provincia. L'impressione generale è quella di un'atmosfera un po' artefatta e tutt'altro che distante dal modello di consumo "fast", prezzi compresi. Poi, però, si va in profondità - in tutti i sensi - e ci si accorge che questi locali, ricavati all'interno dei vecchi stabilimenti del vermuth Carpano, sono davvero un concentrato di genuino amore per il cibo e per i suoi processi produttivi; si ammirano oltre 150 varietà di salumi, 200 formaggi, frutta e verdura da ogni dove, e ci si domanda come un miracolo del genere sia potuto diventare realtà.
Venendo ai ristoranti in senso stretto, la formula è molto semplice: per ogni portata del pasto - affettati, primi, secondi di carne e di pesce, pizza, dolce e così via - è disponibile un ampio bancone a cui ordinare i piatti del giorno, generalmente 3 o 4 per volta. Si va dalle più classiche preparazioni regionali a quelle strettamente piemontesi, come gli eccellenti agnolotti dal plin al burro e salvia; gli ingredienti, comunque, sono sempre e rigorosamente certificati. Un capitolo particolare va dedicato alla carne, che proviene esclusivamente da bovini di razza "La Granda" (presidio Slow Food): paradisiaca la tagliata di manzo con erba cipollina e verdure grigliate. Si mangia direttamente seduti al bancone oppure al tavolino, a metà tra self service e ristorante vero e proprio. Di primissima qualità anche pane e vini, come il barbera Raimonda delle cantine Fontanafredda. Le porzioni non sono economiche ma decisamente soddisfacenti sul piano della quantità; quello che proprio non va è invece il servizio, tanto lento da costringere a snervanti attese soprattutto nelle ore di maggior affollamento. Peccato, ma ciò non esime dal programmare una visita a questa sorta di paese dei balocchi culinario, stando attenti a evitare il rischio-overdose...
Venendo ai ristoranti in senso stretto, la formula è molto semplice: per ogni portata del pasto - affettati, primi, secondi di carne e di pesce, pizza, dolce e così via - è disponibile un ampio bancone a cui ordinare i piatti del giorno, generalmente 3 o 4 per volta. Si va dalle più classiche preparazioni regionali a quelle strettamente piemontesi, come gli eccellenti agnolotti dal plin al burro e salvia; gli ingredienti, comunque, sono sempre e rigorosamente certificati. Un capitolo particolare va dedicato alla carne, che proviene esclusivamente da bovini di razza "La Granda" (presidio Slow Food): paradisiaca la tagliata di manzo con erba cipollina e verdure grigliate. Si mangia direttamente seduti al bancone oppure al tavolino, a metà tra self service e ristorante vero e proprio. Di primissima qualità anche pane e vini, come il barbera Raimonda delle cantine Fontanafredda. Le porzioni non sono economiche ma decisamente soddisfacenti sul piano della quantità; quello che proprio non va è invece il servizio, tanto lento da costringere a snervanti attese soprattutto nelle ore di maggior affollamento. Peccato, ma ciò non esime dal programmare una visita a questa sorta di paese dei balocchi culinario, stando attenti a evitare il rischio-overdose...
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Ristoranti
2012-05-19 13:17:31
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 25, 2010
Recensione
Tra le tante anime che compongono la megalopoli di Los Angeles, Santa Monica è forse la più sobria: una ricca località di mare in cui, tra palme e spiagge sconfinate, vige la legge di un lusso informale. La 3rd Street Promenade è una sorta di enorme boutique a cielo aperto, fiancheggiata da negozi di abbigliamento di tutte le principali catene e, naturalmente, da ristoranti più o meno allettanti. Lo Yankee Doodles è indubbiamente un punto di riferimento per gli amanti dello sport, che amano frequentarlo per godersi lo spettacolo del football o del basket; dal punto di vista gastronomico non meriterebbe particolare menzione se non fosse per la "Monster Challenge" che, con il tipico spirito competitivo statunitense, propone agli avventori una scommessa impossibile.
Si tratta in pratica di questo: il cliente è sfidato a mangiare in meno di un quarto d'ora un gigantesco hamburger da 24 ounces (poco meno di 700 grammi) con tanto di contorni, patatine e, soprattutto, un intero pitcher (circa 1,5 litri) di qualsiasi bevanda gassata. Chi ce la fa, oltre a ritenersi fortunato, si risparmia il conto finale, riceve una maglietta celebrativa e può godere dell'iscrizione nel "wall of fame" del locale; chi invece dovesse abbandonare il campo se la cava con 25 dollari (postumi esclusi). Non c'è che dire, un'impresa davvero improba anche per la Locusta più agguerrita.
Al di là di questa folcloristica sfida, il ristorante offre poco altro: degna di nota solamente la presenza di piatti di pesce di ispirazione hawaiiana, come il Mahi Mahi sandwich (per la verità quasi insapore). Diverse le varietà di hamburger disponibili, tra cui il 3rd Street Burger con cheddar, lattuga e pomodori, e il Texas Burger affogato nella salsa barbecue. L'onnipresente Caesar Salad fa da introduzione ai classici piatti di carne come le BBQ Ribs o la New York Steak: nulla di esaltante, ma c'è da dire che nessun piatto supera i 20 dollari. Inconsueto (per queste latitudini) l'assortimento di dolci, tra cui la banana split e i churros. In lista anche tutte le principali birre californiane, dalla Fat Tire alla Samuel Adams passando per la Sierra Nevada.
Si tratta in pratica di questo: il cliente è sfidato a mangiare in meno di un quarto d'ora un gigantesco hamburger da 24 ounces (poco meno di 700 grammi) con tanto di contorni, patatine e, soprattutto, un intero pitcher (circa 1,5 litri) di qualsiasi bevanda gassata. Chi ce la fa, oltre a ritenersi fortunato, si risparmia il conto finale, riceve una maglietta celebrativa e può godere dell'iscrizione nel "wall of fame" del locale; chi invece dovesse abbandonare il campo se la cava con 25 dollari (postumi esclusi). Non c'è che dire, un'impresa davvero improba anche per la Locusta più agguerrita.
Al di là di questa folcloristica sfida, il ristorante offre poco altro: degna di nota solamente la presenza di piatti di pesce di ispirazione hawaiiana, come il Mahi Mahi sandwich (per la verità quasi insapore). Diverse le varietà di hamburger disponibili, tra cui il 3rd Street Burger con cheddar, lattuga e pomodori, e il Texas Burger affogato nella salsa barbecue. L'onnipresente Caesar Salad fa da introduzione ai classici piatti di carne come le BBQ Ribs o la New York Steak: nulla di esaltante, ma c'è da dire che nessun piatto supera i 20 dollari. Inconsueto (per queste latitudini) l'assortimento di dolci, tra cui la banana split e i churros. In lista anche tutte le principali birre californiane, dalla Fat Tire alla Samuel Adams passando per la Sierra Nevada.
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Ristoranti
2012-05-19 13:12:59
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 19, 2007
Recensione
Avete presente il classico locale di pescatori, con tavolini affacciati sul mare e pesce fresco a volontà a tutte le ore? Bene, quel locale è, in due parole, la trattoria Don Saro. Tanto tradizionale e alla buona da diventare, paradossalmente, il non plus ultra dello chic, fino a essere citata da quotidiani e riviste nazionali (senza per questo mutare di fisionomia e atmosfera). Certo, la realtà è meno idilliaca dell’immaginazione: là dove lo stesso don Saro un tempo apriva e offriva ai passanti i frutti di mare freschi, oggi sorgono almeno quattro ristoranti di fila, costantemente affollati, e le loro terrazze danno su una rada brulicante di scafi a motore di ogni tipo e dimensione. Ciò nonostante, ed è quello che conta, la qualità della materia prima resta eccellente e fornisce un campionario esaustivo della cucina marinara della zona.
Il servizio decisamente spartano e l’assenza di una lista, viste le premesse, non disturbano affatto: ci si affida volentieri al buon gusto del personale che propone di volta in volta antipasti e pescato del giorno. I primi piatti infatti sono assai ridotti e, se non si arriva presto (per gli standard siciliani), c’è il forte rischio di non trovarne affatto. Specialità del locale sono i ricci di mare; anche per questi però bisogna essere rapidi, oltre ad avere la fortuna di capitare nella stagione giusta. Ma gli altri antipasti non deludono affatto: deliziosi in particolare i gamberetti freschi in una speciale marinatura dalla ricetta segreta. Ottimi tutti i frutti di mare, specialmente le fasolare; da consigliare anche la pepata di cozze, le alici marinate e arrosto, la classica insalata di polpo.
Per proseguire il pasto la scelta è praticamente obbligata: pesce fresco, naturalmente, e preferibilmente alla griglia. In questo caso l’offerta è ovviamente legata alla disponibilità: noi abbiamo assaggiato il gustoso dentice ma ci sono anche spigole, saraghi, occhiate e così via. Non mancano naturalmente gli altri capisaldi della grigliata mista come gamberoni (ottimi), seppie, calamari e tranci di pesce spada. Il tutto annaffiato da un onesto bianco della casa. L’essenzialità del menu si conferma con l’assenza di dolci e caffè, ma non mancano i digestivi: limoncello e soprattutto amaro Averna, l’orgoglio dell’isola. Il tutto per un prezzo non propriamente economico ma assolutamente abbordabile.
Il servizio decisamente spartano e l’assenza di una lista, viste le premesse, non disturbano affatto: ci si affida volentieri al buon gusto del personale che propone di volta in volta antipasti e pescato del giorno. I primi piatti infatti sono assai ridotti e, se non si arriva presto (per gli standard siciliani), c’è il forte rischio di non trovarne affatto. Specialità del locale sono i ricci di mare; anche per questi però bisogna essere rapidi, oltre ad avere la fortuna di capitare nella stagione giusta. Ma gli altri antipasti non deludono affatto: deliziosi in particolare i gamberetti freschi in una speciale marinatura dalla ricetta segreta. Ottimi tutti i frutti di mare, specialmente le fasolare; da consigliare anche la pepata di cozze, le alici marinate e arrosto, la classica insalata di polpo.
Per proseguire il pasto la scelta è praticamente obbligata: pesce fresco, naturalmente, e preferibilmente alla griglia. In questo caso l’offerta è ovviamente legata alla disponibilità: noi abbiamo assaggiato il gustoso dentice ma ci sono anche spigole, saraghi, occhiate e così via. Non mancano naturalmente gli altri capisaldi della grigliata mista come gamberoni (ottimi), seppie, calamari e tranci di pesce spada. Il tutto annaffiato da un onesto bianco della casa. L’essenzialità del menu si conferma con l’assenza di dolci e caffè, ma non mancano i digestivi: limoncello e soprattutto amaro Averna, l’orgoglio dell’isola. Il tutto per un prezzo non propriamente economico ma assolutamente abbordabile.
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Ristoranti
2012-05-19 13:10:23
Locuste
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Recensione
Data di visita
Febbraio 13, 2017
Recensione
Se qualcuno nutrisse dubbi sulle radici regionali del ristorante, basterebbe dare un'occhiata al ricco menu per ricredersi: in apertura, tanto per fugare ogni perplessità, spiccano due pagine dedicate alla 'nduja e alla sardella piccante, monumenti più che specialità. Ma etichettare il Dongiò come un semplice "ristorante calabrese" sarebbe fuorviante: innanzitutto l'atmosfera, sobria e raccolta, è piuttosto lontana dallo stereotipo della trattoria, e in secondo luogo la cucina stessa è frutto di una rielaborazione, sapiente e fantasiosa, delle prelibatezze calabre. Le porzioni non sono troppo abbondanti, ma in compenso i prezzi risultano meritevolmente calmierati. Purtroppo negli anni, pur mantenendo inalterata la qualità delle materie prime, la cucina è calata di livello nella cura e nell'attenzione dedicata alla preparazione dei piatti, che appaiono talvolta fin troppo caserecci e improvvisati; fanno eccezione i dolci, sempre eccellenti.
Gli antipasti sono già un immersione nell'atmosfera calabrese: bruschetta alla 'nduja, bruschetta al "caviale povero di Calabria" (la famosa e piccantissima sardella), polpettine di cime di rapa, puntarelle con alici e olive. Sapori piuttosto aggressivi ma anche stuzzicanti, come quelli dell'antipasto calabrese con verdure miste, olive e peperoncino ripieno; più soft invece l'antipastino Primavera, gorgonzola con confettura di cipolle di Tropea. Ampia la scelta di primi, tra cui spiccano i maccheroncini all'uso di Crotone con salsiccia, pomodorini, cipolle e peperoncino, ma anche le tagliatelle con ricotta fresca e guanciale. Non per tutti i palati, ma davvero interessanti gli spaghettoni amari con puntarelle e ricotta stagionata. Da provare anche gli spaghetti alla tamarro (con 'nduja, ricotta salata e pomodoro) e i maccheroncini alla disperata (pomodoro e provolone). Tra i piatti stagionali menzione speciale per i nastroni dell'Aspromonte: melanzane, erba cipollina, alici e salsa di pomodorini.
Meno caratterizzati territorialmente i secondi, prevalentemente a base di carne: dominano filetto e tagliata, quest'ultima anche con cipolle di Tropea. In stagione è opportuno puntare sui carciofi, da soli (carciofi alla Dongiò) oppure nel caciocavallo ai carciofi; quest'ultimo ottimo anche da solo, grigliato e ripieno di 'nduja. Molti e appetitosi i dolci: da segnalare soprattutto la marronella della Sila, panna cotta con confettura di castagne. Tra le altre proposte il gelato di castagne al Ricciodolce (castagne al mosto cotto) e i tartufetti al cioccolato e peperoncino. Un plauso alla cantina, ricca di vini da tutte le regioni ma soprattutto calabresi: tra questi spicca il Cirò Rosso Classico Volvito delle cantine Caparra & Siciliani. E per finire, visto il contesto, un bicchierino di liquore alla liquirizia, all'arancio o al mandarino sostituisce al meglio l'amaro.
Gli antipasti sono già un immersione nell'atmosfera calabrese: bruschetta alla 'nduja, bruschetta al "caviale povero di Calabria" (la famosa e piccantissima sardella), polpettine di cime di rapa, puntarelle con alici e olive. Sapori piuttosto aggressivi ma anche stuzzicanti, come quelli dell'antipasto calabrese con verdure miste, olive e peperoncino ripieno; più soft invece l'antipastino Primavera, gorgonzola con confettura di cipolle di Tropea. Ampia la scelta di primi, tra cui spiccano i maccheroncini all'uso di Crotone con salsiccia, pomodorini, cipolle e peperoncino, ma anche le tagliatelle con ricotta fresca e guanciale. Non per tutti i palati, ma davvero interessanti gli spaghettoni amari con puntarelle e ricotta stagionata. Da provare anche gli spaghetti alla tamarro (con 'nduja, ricotta salata e pomodoro) e i maccheroncini alla disperata (pomodoro e provolone). Tra i piatti stagionali menzione speciale per i nastroni dell'Aspromonte: melanzane, erba cipollina, alici e salsa di pomodorini.
Meno caratterizzati territorialmente i secondi, prevalentemente a base di carne: dominano filetto e tagliata, quest'ultima anche con cipolle di Tropea. In stagione è opportuno puntare sui carciofi, da soli (carciofi alla Dongiò) oppure nel caciocavallo ai carciofi; quest'ultimo ottimo anche da solo, grigliato e ripieno di 'nduja. Molti e appetitosi i dolci: da segnalare soprattutto la marronella della Sila, panna cotta con confettura di castagne. Tra le altre proposte il gelato di castagne al Ricciodolce (castagne al mosto cotto) e i tartufetti al cioccolato e peperoncino. Un plauso alla cantina, ricca di vini da tutte le regioni ma soprattutto calabresi: tra questi spicca il Cirò Rosso Classico Volvito delle cantine Caparra & Siciliani. E per finire, visto il contesto, un bicchierino di liquore alla liquirizia, all'arancio o al mandarino sostituisce al meglio l'amaro.
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