Opinione scritta da Locuste

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Negozi
 
2012-05-20 13:21:17 Locuste
Opinione inserita da Locuste    20 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 12, 2012
Recensione
Piccola azienda agricola che propone una serie di interessanti prodotti, tra cui conserve e antipasti in barattolo.
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Negozi
 
2012-05-20 13:19:58 Locuste
Opinione inserita da Locuste    20 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 16, 2009
Recensione
I vini di questa azienda provengono quasi tutti da vitigni autoctoni introvabili altrove, dal Fumin al Cornalin.
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Negozi
 
2012-05-20 13:16:13 Locuste
Opinione inserita da Locuste    20 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 07, 2010
Recensione
Dai vitigni più alti d'Europa, coltivati a oltre 1200 metri, vengono vini unici al mondo come l'aromatico Chaudelune.
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Negozi
 
2012-05-20 13:14:02 Locuste
Opinione inserita da Locuste    20 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 21, 2009
Recensione
Il meglio dei vini valdostani rossi e bianchi, dai vitigni autoctoni (Fumin) a quelli importati (Syrah), più l'originale Vin da Sabla.
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:36:04 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 01, 2010
Recensione
Il fatto che Flagstaff, oltre che un importantissimo nodo ferroviario, sia anche sede di una frequentata università garantisce a questa storica città dell'Arizona settentrionale una vita notturna insospettabilmente animata. Ma questo non significa che ci si debba aspettare altrettanto sotto il profilo gastronomico: alle 21 troverete già tutti i ristoranti chiusi e la gioventù locale in assetto da festa (con qualche bottiglia preventivamente scolata). L'ultima risorsa per riuscire a sfamarsi e il Collin's, grande e accogliente pub in stile irlandese che, accanto a un servizio rapido ed efficace, offre anche un menu non disprezzabile - incentrato naturalmente sulla carne alla griglia - e soprattutto un'ottima scelta di birre.

Tavoli in legno e arredi pseudo-celtici non possono comunque far dimenticare che siamo negli USA, anche perché alle pareti spiccano non meno di una ventina di maxischermi su cui scorrono le immagini di ogni possibile sport. Immancabili nel weekend le offerte speciali: cocktail e birre a un dollaro o addirittura due al prezzo di uno, praticamente un'istigazione a delinquere. Chi volesse invece soddisfare il suo appetito troverà comunque pane - si fa per dire - per i suoi denti, a cominciare dagli antipasti: le classiche chicken wings (alette di pollo), i mini burgers o i sospetti Irish nachos, patatine ricoperte di bacon, pomodori, cipolle, cheddar e "mozzarella" (rabbrividiamo).

Invitante e appetitosa l'offerta di panini, tra cui spiccano i burgers and chicken (carne di Angus più petto di pollo), il Philly cheese steak (striscioline di carne con formaggio, cipolle e funghi), il classico french dip (roastbeef e formaggio) e il debordante Golden Gate grill con uova, prosciutto, formaggio, avocado e cipolle. Non manca naturalmente la Caesar Salad, ma il meglio di sé il locale lo dà con la carne: la prelibata Jack Daniel's rib-eye steak con salsa al whisky, il pub sausage plate con salsicce assortite, la Guinnes beef stew (stufato alla birra) in una "zuppiera" di pane. Il tutto con abbondante contorno di french fries. Da non perdere, come detto, le birre: ci sono quelle d'importazione (Harp, Newcastle, Smitwick's, Guinness) ma anche le locali Sierra Nevada, Fat Tire, Samuel Adams e la curiosa weiss Blue Moon.
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:33:36 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 25, 2010
Recensione
Se non fosse per il piccolissimo particolare della nebbia che, anche nella stagione estiva, non ha nulla da invidiare a quella della Valpadana, Santa Barbara sarebbe davvero il paradiso immortalato dall'omonima telenovela; ma anche così, grazie alla missione settecentesca e all'ancor più suggestivo tribunale, resta uno dei centri più pittoreschi della costa californiana. Oltre che, senza ombra di dubbio, un Eden per i pescatori: non a caso le vie della cittadina pullulano di ristoranti che propongono una serie infinita di piatti a base di pesce freschissimo. La Fishouse, con le sue pareti in legno e l'arredamento marinaresco è uno dei locali più caratteristici e d'atmosfera; la fascia di prezzo, peraltro, è sensibilmente più elevata della media.

Purtroppo l'eccellente materia prima a disposizione della cucina è talvolta sprecata per una malintesa concezione della cucina "alta". Emblematico il piatto di steamed clams (vongole) di per sé ottime, ma naviganti in un raccapricciante brodino, inondate di aglio e servite con tanto di orchidea sul piatto! Per fortuna non tutte le proposte del menu sono così "raffinate"; meglio, per quanto possibile, optare per antipasti meno elaborati, come i caratteristici coconut shrimp (gamberi al cocco), il ceviche (pesce crudo alla peruviana) o il caratteristico clam chowder, una cremosa zuppetta di molluschi. Nel menu ci sono anche le fresh oysters, ma il timore di trovarle annegate in qualche strana salsina è molto forte...

Anche per i secondi è decisamente consigliabile orientarsi su piatti essenziali come il sobrio halibut: c'è sempre l'orchidea ma il risultato è piacevole per gusto e consistenza, anche se non particolarmente saporito come sempre avviene per il pesce oceanico. Stessa cosa si può dire del grilled salmon o dei seafood skewers (spiedini). Immancabile il cioppino, zuppa di pesce di oscure origini italiane; ma il piatto migliore del locale non ha nulla a che fare con la California, e stiamo parlando della celebre Maine lobster (aragosta), servita finalmente senza troppi fronzoli né accompagnamenti. Poco invitanti i dolci, mentre la lista dei vini è ben fornita, ma anche costosa e poco precisa: il White Zinfandel delle cantine Castoro Cellars, indicato come bianco, è in realtà un rosé dolce!
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:27:00 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 08, 2009
Recensione
Da una parte i paesaggi incontaminati dell'Argentiera, dall'altra, in lontananza, le acque cristalline di Stintino: ammesso che si riesca ad arrivare prima che scenda la sera, raggiungere l'agriturismo Finagliosu e gustarsi il magnifico panorama dei dintorni è un'esperienza che apre il cuore. Il locale di Gavino Ventura, ricavato da un vecchio "cuile" di pastori, è uno dei pochissimi edifici di quest'angolo di Nurra, ancora quasi inesplorato nonostante qualche fallito tentativo di speculazione. L'agriturismo, che per fortuna offre ai suoi ospiti anche camere per la notte a prezzi concorrenziali, in cucina opta per un menu a prezzo fisso (26 euro) decisamente tradizionalista, con pochissime varianti. Non tutto è all'altezza delle attese, ma il servizio rapido ed efficiente e le porzioni abbondanti sono un valore aggiunto.

Com'è d'uso in questi casi, si inizia con un'interminabile serie di antipasti: tra questi non possono certo mancare gli affettati (salsiccia, salame, lardo e pancetta) e le verdure sott'olio, ma fanno capolino anche fritturina di verdure (melanzane, zucchine, carciofi), ricotta, il classico formaggio spalmabile. Un piccolo tocco di originalità lo forniscono le melanzane al sugo di pomodoro e i fegatini. Il rosso della casa servito in capienti brocche non è nulla di indimenticabile, ma un bicchiere ci vuole prima di affrontare il doppio primo: ravioli di ricotta e gnocchetti al sugo, proposti insieme in un ampio vassoio. Per la verità la portata meno convincente, con il sapore eccessivamente forte e "selvatico" del ripieno dei ravioli che finisce per coprire tutto il resto.

Si passa al secondo e protagonista è, ovviamente, l'immancabile porcetto. Il piatto più conosciuto della cucina sarda è presentato in una versione più che discreta: nulla di eccepire sulla cottura, ma per quanto riguarda il sapore si è gustato di meglio. Il maiale, comunque, è accompagnato da ampie porzioni di pecora in umido, tanto per non lasciare nulla di intentato: piatto assai poco estivo, ma efficace. Dopo un tale pasto rimane giusto lo spazio per qualche dolce tradizionale, tiricche e pabassinas su tutti, e poi non resta che abbandonarsi al caffè e a un digestivo degno di questo nome: mirto fatto in casa e un soddisfacente filu 'e ferru.
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:22:57 Locuste
Voto medio 
 
6.1
Qualità 
 
5.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
4.5
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 30, 2003
Recensione
A meno che non ci arriviate per caso, come è capitato a noi, ammettiamo che non ci sono ragioni convincenti per inerpicarsi sulle montagne fino ai 1088 metri sul livello del mare di Filetto, vagando ai piedi del Gran Sasso tra le vie di un borgo tanto piccolo da sembrare un paese fantasma. Il locale di Mariarosaria Marcocci, che non è neppure un ristorante ma una semplice trattoria con cinque o sei tavolate posta sul retro di un piccolo bar, forse non ripaga del viaggio ma consente comunque di immergersi in un'atmosfera davvero rustica e conviviale, senza finzioni.

In effetti, ciò che si apprezza di più in questa trattoria è la sensazione di essere finalmente usciti da tutti i circuiti del turismo (gastronomico e non); persino gli sguardi scettici che gli abitanti del luogo riservano ai "forestieri", in questo senso, diventano piacevoli. Il menu a disposizione varia, ovviamente, a seconda del giorno e del numero di avventori: noi abbiamo provato, insieme ai sempre gustosi salumi locali, un piatto di gnocchi con speck e panna particolarmente sostanziosi.

Secondi non trascendentali, ma anche qui molto dipende dalla disponibilità del momento: da segnalare comunque, come sempre a queste latitudini, diversi piatti a base di agnello. Decisamente robusto il rosso della casa. Nella zona, da non perdere (d'estate e d'inverno) una visita al vicino Campo Imperatore, con la funivia che porta al Gran Sasso.
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:21:13 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 24, 2005
Recensione
La sera, Figari è quasi un paese fantasma. Per chi non è mai stato in Corsica è davvero spiazzante ritrovarsi in questa landa desolata e disabitata a pochi chilometri dalle affollate località di villeggiatura. Il ristorante "L'Anton-Pa" (per tutti Chez Fafi) è una sorta di oasi in grado di offrire un po' di calore umano allo sperduto viandante: la proverbiale chiusura dei corsi, infatti, qui lascia posto a una cortesia rude ma efficace che mette subito il visitatore a suo agio. E anche la cucina, altrove un po' scialba e quasi senza identità, qui recupera qualche ricetta più legata al territorio proponendo sapori interessanti.

L'atmosfera del locale è alquanto rustica e i personaggi che lo popolano, a cominciare dal proprietario, decisamente pittoreschi. In apertura il barista vi obbligherà a bere come aperitivo un numero tendente all'infinito di pastis, magari della marca corsa Dami di cui - a suo dire - è rappresentante: non preoccupatevi del conto perché si dimenticherà di farveli pagare! A tavola il menu cambia di sera in sera (viene presentato su una lavagnetta) ma nonostante ciò è piuttosto ampio e variegato. Si comincia con la classica charcuterie corse, forse il prodotto migliore della zona: salsicce e salami in quantità (tra cui il caratteristico "lonzu"), dall'aroma selvatico e decisamente gustoso.

Tra i primi è presente a volte la soupe de poisson, cucinata alla provenzale. In sua assenza il piatto forte è la soupe corse, una sorta di minestrone di verdura casereccio con qualche aggiunta di carne, servito in zuppiere di enormi dimensioni: una porzione singola può tranquillamente bastare per due persone, se non per tre. Secondi: da preferire i piatti locali come il sanglier au vin (cinghiale) o il loup (luccio), molto saporite però anche le altre carni alla griglia: costine d'agnello e spiedini (brochettes) di manzo. In definitiva un ottimo pasto con qualche pecca, come la scarsità dei dolci e il servizio un po' lento. I vini corsi sono rinomati ma hanno costi molto elevati per gli standard italiani; d'altra parte il vino sfuso è davvero imbevibile. Da evitare anche l'acqua in brocca mentre il caffé, se non ci si attendono miracoli, è quasi accettabile.
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Ristoranti
 
2012-05-19 23:17:38 Locuste
Voto medio 
 
5.0
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
3.0
Prezzo 
 
3.0
Opinione inserita da Locuste    19 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 23, 2007
Recensione
Capita a tutti, nelle proprie escursioni culinarie, di imbattersi in "serate storte" che rendono il giudizio su un ristorante meno positivo di quanto sarebbe potuto essere. Capita anche, inevitabilmente, di rimanere un po' delusi da un locale su cui si riponevano grandi aspettative. Quello che non dovrebbe capitare è di avere a che fare con atteggiamenti poco corretti e "offerte" che non sono tali, come la presentazione in tavola di piatti mai ordinati (ma pagati profumatamente a fine pasto) e le inesattezze nella compilazione del conto, che diventa così salatissimo per questa tipologia di ristorante. Pecche gravi, anzi gravissime, per un locale frequentato da milanesi ma anche da brasiliani, cosa che dovrebbe deporre a suo favore per quanto riguarda la qualità della cucina: purtroppo anch'essa viene penalizzata, come vedremo, dalle lacune del servizio.

In un contesto anonimo ma ravvivato da innumerevoli quadri e simboli del Brasile alle pareti, si trovano subito in tavola - anche se non richiesti - gli antipasti tipici: frango a passarinho (bocconcini di pollo al lime), isca di peixe (pesciolini impanati), pão de queijo (piccoli panini al formaggio) e burro all'aglio. Il tutto accompagnato da una robusta caraffa di caipirinha, impeccabile nella preparazione ma piuttosto leggera. La lista arriva dopo e non offre grandi alternative, nel senso che i piatti sono tutti per "due persone" e costano dai 40 ai 50 euro. Risulterà poi che le porzioni sono ben più abbondanti, indubbiamente troppo: la quantità è sempre apprezzata, ma quando non è richiesta diventa un handicap, anche perché i piatti finiscono per raffreddarsi prima di essere gustati e perdono gran parte del loro fascino.

Comunque, tra le specialità vanno segnalati gli ottimi camarão alla baiana (gamberi con latte di cocco) e l'immancabile picanha (manzo alla griglia), mentre la moqueca (pesce spada, gamberi e aragosta in umido) è più anonima e la carne secca con cipolle decisamente troppo salata. Tutti i piatti sono accompagnati da feijoada (fagioli con carne), farina di manioca, salsa piccante e verdure in quantità: ottime le fettine di ananas fritte. Dopo il piatto unico ci si può concedere un assaggio della frutta tropicale (ananas, papaya, mango, cocco, frutti della passione) che campeggia sul bancone: attenzione però, anche qui le porzioni sono esagerate e costose. Tra i dolci, discreto il manjar de coco, che ricorda vagamente la panna cotta. Si chiude con il caffé, senz'altro la cosa migliore del pasto: ma a lasciare l'amaro in bocca ci pensa purtroppo il conto finale...
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