Opinione scritta da Locuste

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Negozi
 
2012-05-18 11:19:50 Locuste
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 20, 2007
Recensione
Birrificio artigianale che produce e vende, al dettaglio e all'ingrosso, sei diverse qualità di birra per tutte le occasioni.
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Ristoranti
 
2012-05-17 15:12:25 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 20, 2011
Recensione
A due passi dalle affollatissime Ramblas, la Boqueria è un grande mercato coperto che può a ben diritto essere definito il paradiso del gastronomo, sia esso turista o "barcellonese" doc: non solo perché vi sono esposte con generosità prelibatezze di ogni genere, dal pesce fresco alla frutta esotica, ma anche grazie ad alcuni chioschi con cucina che, negli anni, si sono trasformati in veri e propri indirizzi di culto per gourmet. Il Cochinillo Loco non è tra questi, anzi a rigore non fa neppure parte della Boqueria, visto che non è un chiosco ma un vero e proprio locale affacciato sulla strada adiacente. Tuttavia l'atmosfera, divertente e spartana, è la stessa del mercato, e per fortuna lo sono anche le materie prime: frutti di mare appena pescati, a prezzi convenienti e in quantità decisamente rispettabili. Il locale è aperto tutto il giorno, ma nelle ore di punta la coda può diventare lunga, anche perché i tavoli sono davvero pochissimi; meglio non cadere nella tentazione di sedersi al locale di fianco, apparentemente di minor qualità.

L'offerta che fa saltare il banco del ristorante, e lo sanno bene i gestori che la pubblicizzano in ogni modo, è una e una soltanto: lo straordinario combinado de marisco y pescado, un esorbitante piatto per due persone che contiene praticamente ogni possibile creatura del Mediterraneo. Il prezzo è abbordabile (39 euro), i contenuti buttati lì un po' alla rinfusa ma ugualmente succulenti: cozze, gamberi, scampi, seppie, cannolicchi, pesce spada, gattuccio, astice, sardine e pesce "di paranza" per riempire. Il tutto, accompagnato da un onesto vino bianco della casa, è più che sufficiente come piatto unico, anche perché riassume di fatto tutta l'offerta culinaria del ristorante: a parte si possono ordinare altre specialità come polpo, ostriche, calamari fritti o alla romana e acciughe, oltre a qualche trascurabile piatto di carne. La paella è presente nella lista ma sembrerebbe più tipica dell'altro ristorante dello stesso gruppo, "El Garrinet Boig" in carrer Aragó.
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Ristoranti
 
2012-05-17 14:25:15 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 24, 2009
Recensione
Non c'è bisogno di essere degli esperti dell'ostico dialetto altomilanese per capire il senso del nome di questo ospitale ristorante sperduto nella campagna a pochi km dalla metropoli: Mangia e Tâs significa semplicemente "zitto e mangia", e più che un consiglio è un obbligo. Sia perché il menu è fisso, al prezzo politico di 29 euro - ai quali però va aggiunto un corposo contributo per vini, acqua, digestivi e coperto - sia perché i sapori da passare in rassegna sono tanti e talvolta anche sorprendenti. La cucina infatti, pur ispirandosi chiaramente alla tradizione locale, non disdegna qualche incursione più "sperimentale" che non dispiace affatto. Il resto lo fa l'atmosfera della bella sala principale, arredata con decorazioni medioevali di ogni tipo, tra cui qualche inquietante arma pronta a essere adoperata contro chi... parla troppo.

L'inizio della cena (o del pranzo, ma solo la domenica) è molto promettente e fa intuire il più che soddisfacente livello qualitativo della cucina. Tra i numerosissimi antipasti prontamente serviti in tavola spiccano, infatti, prelibatezze come le cipolline sott'aceto con scaglie di grana, le bruschette alle verdure, la carne secca ai finocchi, la frittatina alle erbe e un assaggio di polenta e funghi, che si accompagnano ai più classici ma non meno gustosi affettati (mortadella, coppa, bresaola, salame e un ottimo lardo). Si chiude la rassegna con un originale speck altoatesino accompagnato da miele di castagno. Facile capire che prima di terminare gli antipasti si sarà già abbondantemente intaccata la riserva di vino: c'è il rosso della casa ma anche diverse bottiglie interessanti fra cui, per restare nella regione, il valtellinese Inferno.

Con i primi le porzioni diventano più ristrette, compensate però da abbinamenti azzeccati e apprezzati: i maccheroncini ai fiori di zucchina si fanno rispettare e soprattutto il risotto con scamorza, rucola e pomodorini colpisce per la perfetta cottura e la delicatezza del gusto. Impeccabile anche lo stinco di vitello al forno (a fette) con patate: si pecca un po' sul piano della quantità, ma a richiesta c'è il bis! Un raffinato tagliere di formaggi locali, con gorgonzola e taleggio su tutti accompagnati da miele, noci e marmellata, introduce ai dolci: l'ottimo tiramisù casereccio e la classica crostata del nonno Ovidio. Ma la vera specialità deve ancora arrivare: è il caffè della nonna, robustissima tazza calda aromatizzata con grappa e spezie e servito con biscottini di pastafrolla per una graditissima chiusura.
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Ristoranti
 
2012-05-17 11:09:05 Locuste
Voto medio 
 
8.1
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 01, 2010
Recensione
Passeggiando per le strette vie di Oliena, paese abbarbicato sulle pendici del Monte Corrasi, potreste sentirvi a disagio sotto gli sguardi indagatori dei passanti che vi squadreranno perplessi in qualità di forestiero, come in un vecchio film di Dracula; ma una volta varcata la soglia del ristorante Cikappa, frequentatissimo punto di ritrovo cittadino che funge anche da bar e pizzeria, non c'è dubbio che vi sentirete a casa. Atmosfera familiare e amichevole, prezzi competitivi e straordinaria abbondanza delle porzioni si accompagnano a un'offerta culinaria per tutti i gusti, articolata in diversi menu a prezzo fisso. I proprietari Cenceddu e Killeddu (dalle loro iniziali la misteriosa sigla del locale) hanno saputo rinverdire la formula tradizionale della ristorazione sarda, riscoprendo piatti tradizionali ormai dimenticati e affiancandoli a verie e proprie invenzioni gastronomiche: connubio perfettamente riuscito.

Chi non volesse affidarsi ai menu precompilati può scegliere a piacimento i piatti dall'enciclopedica lista, mentre sorseggia un bicchiere di corposo vino rosso della Cantina Sociale di Oliena. Gli antipasti più classici sono prosciutto, salsiccia e olive, accompagnati da una robusta dose di pane guttiau (carasau con olio e sale); ma ci sono anche cervella e animelle, funghi trifolati (in stagione) e una buona scelta di antipasti di mare. È però sui primi che bisogna fare affidamento per scoprire sapori inediti, come quello dei maharrones de busa o della variante de hortu, pasta fatta a mano condita con sugo di pomodoro, pecorino e patate in quantità davvero pantagruelica. A questi si aggiungono i più classici ravioli di ricotta, gnocchetti con sugo di cinghiale, culurgiones e così via, tutti di ottimo livello.

Nei giorni più fortunati si può contare anche sulla presenza della selvaggina, che è l'ingrediente base del prattu de cassa, un piatto a base di carne ed erbe (la ricetta è segretissima) preparato solo in questo locale. Ma un'altra prelibatezza è il parasambene, diaframma di vitello o di cavallo tagliato a fettine e cotto alla griglia: un taglio pressoché sconosciuto eppure celestiale per chi ama le carni al sangue. Naturalmente non mancano il porcetto, l'agnello, la cordedda (interiora di pecora o di agnello) e così via. Da non perdere i formaggi della zona, come la provola di Oliena e il caprino di Orgosolo. Neppure i dolci deludono, anche perché quasi tutti fatti in casa: chi proprio non ce la facesse a provare le seadas si conceda almeno una delle formaggelle offerte dalla casa. E dopo il caffè, mirto o grappa al miele per chiudere. Un solo post scriptum: non perdete l'occasione di acquistare una bottiglia del vino più illustre del luogo, il Nepente di Oliena elogiato da D'Annunzio in un suo celebre scritto.
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Ristoranti
 
2012-05-17 11:04:37 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 13, 2009
Recensione
Come direbbero al di là dell'oceano, what you see is what you get. Le apparenze non ingannano alla Trattoria del Ciclista: siamo davvero di fronte a una vecchia taverna di una volta, quelle dove si pasteggiava tra un bicchiere di vino e l'altro, lasciando la bicicletta appena fuori dalla porta. Certo, passato il bancone dell'ingresso, ad accogliere i visitatori c'è un'ampia veranda elegantemente decorata, ma il discorso non cambia: l'atmosfera è sempre quella di un tempo, semplicità e cortesia sono all'ordine del giorno. Così anche il menu fisso (25 euro, bevande escluse) punta soprattutto su una tradizione consolidata negli anni, valorizzando i due veri punti di forza del locale: la carne d'asino e i vini, raccolti in una lista enciclopedica che comprende centinaia di bottiglie.

Il pasto si apre invariabilmente con una serie di ricchi e appetitosi antipasti: fa subito capolino la specialità della casa sotto forma di salame d'asino, accompagnato da altri tipi di insaccati e affettati (bresaola, lardo, prosciutto crudo). Ecco arrivare poi uova sode ripiene, frittatine, verdure sott'olio, vitello tonnato, tomino fresco e per finire un'eccellente insalata russa. C'è di che essere soddisfatti. Meno esaltanti i primi che, comunque, si mantengono su un discreto livello: i migliori sono gli agnolotti "dal plin" al brasato, meno convincenti i ravioli alla fonduta e tartufo e il risotto agli asparagi. Per quanto riguarda la selezione del vino, meglio farsi guidare tra le tante etichette locali: noi abbiamo scelto per iniziare un Nebbiolo delle Cantine Rogiotto.

Salendo di gradazione, e con l'arrivo del secondo, ecco un altro vino di pregio: il Ghemme, la tipica DOCG locale, dell'azienda vitivinicola Ioppa. Ma in tavola è già tempo di fare posto per il piatto più originale, il Tapulone (carne d'asino macinata), che dà il nome anche alla Confraternita di cui il ristorante è sede. Si tratta senz'altro del migliore fra i secondi, che comprendono anche capretto al forno e brasato d'asino. Buoni i dolci (su tutti la meringata), dopo il caffè c'è ancora spazio per un digestivo: vastissima la scelta di grappe (quella di Brachetto viene portata in tavola con l'intera bottiglia al termine del pasto), ma anche sul fronte del Barolo chinato la cantina sa farsi rispettare con un'ampia selezione di etichette.
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Ristoranti
 
2012-05-17 11:02:32 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
5.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 13, 2009
Recensione
Per un non fiorentino è già piuttosto strano trovare, accanto a un rinomato ristorante d'alta classe (lo chef Fabio Picchi è ormai una celebrità), una piccola trattoria dallo stesso nome che ripropone su scala ridotta le preparazioni del... fratello maggiore. Il fatto è che il Cibrèo non si è fermato qui: oggi lo stesso marchio identifica anche un caffè, un negozio di alimentari e perfino un teatro. All'interno di questo quartiere su misura, la soluzione gastronomica più economica e al tempo stesso qualitativamente eccellente resta la trattoria: entrarci, però, è difficile, perché i coperti sono soltanto 30 e non sono accettate prenotazioni. I piatti, nella loro semplicità, si pregiano di tutto l'estro e la fantasia della cucina d'alto livello; purtroppo, il servizio (piuttosto lento) e soprattutto la quantità non sono alla stessa altezza.

Un rosso della casa decisamente sopra la media - ma la cantina non è certo sfornita - accompagna antipasti sfiziosi anche se in porzioni, come detto, decisamente ridotte. Segnaliamo soprattutto l'insalata di trippa e l'ottimo, per consistenza e sapore, sformato di ricotta e patate; ma ci sono anche i classici crostini al paté. Tra i primi è assente la pasta ma in compenso abbondano le minestre: passato di spinaci, decisamente soddisfacente, e minestra di pane, versione più leggera della tipica ribollita. Non manca la pappa al pomodoro ed è notevole la polenta alle erbette e formaggio, ma anche qui non ci sono da aspettarsi porzioni pantagrueliche.

I secondi si aprono con un coup de théâtre: collo di pollo ripieno, un piatto che è quasi un'opera d'arte. Ma a soddisfare il palato più della vista è il polpettone di vitella, servito con una fantastica maionese artigianale che ha tutto il sapore della cucina casalinga. Gustose anche le polpettine di pollo e ricotta. I dolci sono quasi tutti al cucchiaio: bavarese alla vaniglia o al caffè e panna cotta. Ad alzare decisamente il livello dei dessert è la sublime cheesecake alla marmellata d'arance, uno splendido contrasto dolce-amaro che lascia assolutamente appagati. Il conto finale sarà sicuramente sopra i 35 euro, non troppo comunque se si considera la fama del locale.
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Ristoranti
 
2012-05-17 11:00:04 Locuste
Voto medio 
 
6.4
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
5.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    17 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 25, 2012
Recensione
Chi si trovasse a visitare il centro di Baku da straniero, eventualità non più così improbabile visti gli stretti rapporti d'affari che la capitale azera intrattiene ormai con molti stati dell'Europa continentale, verrà sicuramente prima o poi indirizzato al Chocolate: non soltanto perché questo ricco e fortunato locale ha ben quattro "filiali" sparse dentro e fuori le mura della città vecchia, ma anche perché si tratta decisamente di uno dei ristoranti più "occidentali" della città, nell'aspetto e nella filosofia. Non a caso i menu sono in inglese e in russo, la musica di sottofondo rigorosamente lounge con un tocco francese, e anche i prezzi risultano più alti della media locale. L'insieme è piacevole, ma proprio queste caratteristiche, insieme alla scarsa generosità delle porzioni, non ne fanno l'indirizzo migliore per avvicinarsi alla gastronomia azera.

Il locale da noi testato è quello di Kiçik Qala, a due passi dall'ingresso della magnifica città vecchia risalente al XIII secolo (oggi patrimonio dell'UNESCO). Come da tradizione il ristorante vero e proprio è al piano interrato - per raggiungerlo basta scendere pochi gradini - ma sul lato opposto della strada è stata ricavata una veranda coperta che ospita altri tavolini; il Chocolate infatti, è anche (se non soprattutto) un bar dove gustare l'immancabile çay (tè), ma anche cioccolata, come dice il nome, e persino un rarissimo caffè fatto in casa. Il menu, come detto, propone qualche incursione nella cucina internazionale, con tanto di club sandwich e "enchiladas" alla messicana; la base, comunque, è costituita da genuini piatti azeri.

Spiccano, tra gli antipasti, gli stuzzicanti funghi fritti, mentre le pietanze vere e proprie ruotano intorno alla solita carne di agnello: il lüle kebab, vero e proprio piatto nazionale, non è particolarmente entusiasmante ma merita comunque un assaggio per i novizi. Altrimenti si può optare per le costolette d'agnello o per i più originali chicken rolls, involtini di pollo ripieni di albicocche e prugne secche: saporiti, anche se la porzione è troppo risicata. Disponibili anche alcuni piatti a base di pesce, il cui prezzo lievita però al di sopra dei 15 manat (altrettanti euro): il più interessante, per l'utilizzo di materie prime locali, è senza dubbio lo storione con salsa di melograno. Dolci non testati in occasione della nostra visita; da bere, oltre alle classiche birre d'importazione come Heineken ed Efes, c'è la locale Xirdalan, prodotta a breve distanza dalla città.
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Ristoranti
 
2012-05-16 21:13:42 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
6.5
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    16 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 21, 2003
Recensione
Fra i tanti chioschi di piadine e crescioni che punteggiano - e sicuramente migliorano - la strada statale Cesena-Forlì, ce n'è uno che ha saputo uscire dall'anonimato in modo piuttosto spettacolare.



Non certo per il nome (si chiama semplicemente "Il Chiosco") o la tecnica pubblicitaria particolarmente aggressiva (solo un cartello segnala la presenza del locale): la chiave per il successo è stata la piadina più grande del mondo. Così recita un ritaglio di giornale orgogliosamente appeso alle pareti del locale, e la leggenda popolare vuole che a questo titolo si debba aggiungere anche quello di "piadina più buona".

Quanto ci sia di vero non è dato sapere, ma certamente nel chiosco di Cesena è possibile gustare la specialità più famosa della Romagna nella sua ricetta originale e genuina, e questo non è poco. Gli ingredienti spaziano dal prosciutto crudo allo squacquerone, con centinaia di diverse combinazioni da provare. E accanto al "piatto principale" si possono provare il crescione o una particolare pizza preparata con la pasta della piadina. Il posto giusto per una breve sosta culinaria a pochi passi dall'autostrada.
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Ristoranti
 
2012-05-16 21:11:33 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    16 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 26, 2012
Recensione
Se c'è una cosa su cui il ristorante Da Cesarino non teme confronti, è senza dubbio il panorama: situato in posizione inimitabile, nella splendida piazza centrale di Perugia, nella stagione estiva il locale può anche contare su una serie di tavolini esterni che permettono di godersi appieno uno scenario da sogno. Per i perugini Cesarino è un'istituzione, anche perché si tratta di uno dei ristoranti più antichi della città: a meno di non volerla considerare una qualità a prescindere, bisogna ammettere però che il turista di passaggio rischia di rimanere deluso, dato che il menu non dà particolare spazio ai piatti tipici locali e la qualità generale non è eccelsa. La vera specialità della casa, a detta di tutti, è la carne alla brace e su questa è opportuno puntare fin dall'inizio. Il personale ha un atteggiamento decisamente scorbutico e a tratti irritante, ma (se ci si riesce) può valere la pena di affidarsi ai loro consigli per i piatti del giorno.

Gli antipasti possono essere saltati a piè pari senza particolari remore, ma può valere la pena di assaggiare le bruschette miste della casa, non tanto per gli accompagnamenti più classici come tartufo o fegatini, quanto per l'ottimo olio utilizzato per il condimento. La scelta si completa con torta al testo, prosciutto di Norcia e salumi misti. Più articolata l'offerta di primi, ma gli umbricelli con tartufo nero (in realtà scorzone, la varietà meno pregiata) sono deludenti per cottura e amalgama dei sapori. Alternative: penne alla norcina (con panna e salsiccia), amatriciana e carbonara. Incuriosisce la dicitura "spaghetti alla sabbia": si tratta di normali spaghetti aglio e olio ripassati nel pane grattugiato, con l'aggiunta di olive.

Come anticipato, il vero punto di forza della cucina è la carne alla brace, e da questo punto di vista il ristorante mantiene le attese: di buona qualità la bistecca di vitellone, così come la salsiccia di maiale. Anche la tagliata di vitellone fa la sua parte, sia pure con eccesso di condimenti (rucola e grana). Tra gli altri piatti del menu non mancano il torello alla perugina e la sempreverde fiorentina. Contorni ridotti all'osso, la cicoria comunque merita. Anche sui dolci non c'è particolare scelta: discreti la zuppa inglese e il tiramisù. Una pecca l'assenza di una carta dei vini, anche se il Terre d'Umbria della cantina locale Lungarotti è comunque valido. Prezzi nella media.
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Ristoranti
 
2012-05-16 21:08:39 Locuste
Voto medio 
 
6.9
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    16 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 2016
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 24, 2011
Recensione
ATTENZIONE: Dal momento della nostra ultima recensione, il ristorante ha cambiato proprietà e gestione. Menu e caratteristiche del locale potrebbero pertanto essere cambiati.

Forse non tutti sanno che... tra Lentate e Bollate, proprio nel cuore dell’altomilanese più grigio e urbanizzato, il Parco delle Groane offre un insperato rifugio agli amanti della natura e del verde. Ma anche per i meglio informati è difficile credere che in due minuti, dalla trafficatissima arteria Milano-Meda, si possa raggiungere un luogo fuori dal tempo come la vecchia cascina Montina, risalente almeno al 1500 e oggi accuratamente ristrutturata, circondata da boschi lussureggianti e dal silenzio della vicina oasi LIPU.
In questo quadro già di per sé invitante, la robusta cucina a base campagnola - sia pure adattata per un pubblico molto numeroso e variegato - fa il resto: per rendersi conto di quanto siano genuini i prodotti del ristorante, basta girare intorno alla cascina e fare una visita all’allevamento, che ospita fra l’altro (vero fiore all’occhiello dell’azienda) un buon numero di cinghiali.

Rispetto al passato, il locale si è un po' allontanato dal modello dell'agriturismo per puntare su un menu più vario ma anche più costoso. Malgrado l'impressione iniziale, comunque, la qualità generale resta buona e tutt'altro che standardizzata; la tradizione fa la parte del leone, anche se non manca qualche tocco di ricercatezza. Gli antipasti, comunque, sono classici e molto solidi: assaggio di salumi (salame, speck e crudo con melone), ottima pancetta piacentini con "pizzicotti fritti" e tortini di asparagi al formaggio. Un’adeguata preparazione per i primi che costituiscono il vero piatto forte della casa: ovviamente le pappardelle al sugo di cinghiale fanno la parte del leone, ma non è certo da sottovalutare il delicato risotto con basilico e robiola, leggero e ben digeribile anche nella stagione calda. Tra le altre proposte anche il risotto alla menta, per almeno due persone.

Malgrado recentemente siano stati introdotti nel menu alcuni piatti a base di pesce, il piatto forte del locale resta la carne: alla griglia è possibile provare tutti i tagli possibili, dalla più che discreta costata all'entrecote, passando per il filetto. Meno convincente, ma l'assaggio risale a qualche tempo fa, la tagliata di manzo con pomodori, rucola e verdure grigliate; non mancano preparazioni più elaborate come il maialino rivoltato con pancetta. Diversi i vini interessanti in lista, tra cui il Montepulciano d'Abruzzo, anche il Merlot Piave "Attimi" proposto dalla casa si difende bene.
Conclusione affidata a dessert abbastanza fantasiosi: ben riuscito il carpaccio d’ananas con pepe rosso e gelato ai frutti di bosco, forse qualcosa da rivedere nel tortino di cioccolato e ricotta, ma il meglio lo dà l'eccellente panna cotta alla menta. Non ci sono amari o grappe della casa.
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1235 risultati - visualizzati 1051 - 1060 « 1 ... 103 104 105 106 107 108 ... 109 124 » Resultati per pagina:
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