Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-18 20:05:24 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
9.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
10.0
Prezzo 
 
1.0
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 03, 2009
Recensione
Una premessa: questo ristorante rappresenta sicuramente la sperimentazione estrema per quel che riguarda le Locuste.
Estrema per varie ragioni: innanzitutto, benché il nostro sito si faccia portavoce di tutte le tipologie di cucine e ristoranti, questo locale si presenta come atipico in quanto espressamente rappresentante di una élite culinaria (questa definizione verrà meglio dettagliata in seguito); estrema, inoltre, è la ricerca del dettaglio nella cucina dello chef Carlo Cracco, nonché il valore delle portate.
Quindi aspettatevi valutazioni estreme in tutti i nostri parametri.

Ma veniamo a noi. La sorpresa maggiore del menu proposto riguarda il richiamo alla tradizione: i piatti principali hanno ripreso la tradizione milanese, impreziosendola con tocchi di classe. Pertanto come prima portata abbiamo assaggiato un risotto allo zafferano arricchito con del midollo alla piastra e, a seguire, cubetti di vitello impanati – chiaro richiamo alla celebre cotoletta alla milanese.
Tradizione imperlata di ingredienti ormai preziosi e – come detto – sperimentazione. Quest’ultima rappresentata dalla mousse di pomodoro e salsa di basilico, da alici marinate con guarnizione di gelatina, da ostriche in crosta di sale con mozzarella di bufala, da crosta di parmigiano e tonno essiccato, da una crema di panna con guarnizione di zabaione e da numerose altre prelibatezze. Inutile citare la carta dei vini, costituita da più di 2000 etichette tra le migliori al mondo. Tutto questo ha fatto di Cracco uno dei 50 migliori ristoranti al mondo, con ben 2 stelle Michelin da esibire.

Veniamo alle dolenti note: tutto ha un prezzo e quello di Cracco è notevole, come molti dei suoi similari. Diamo solamente alcuni numeri che rendono l'idea, tenendo presente ben che - pur considerando il valore di alcuni prodotti pregiati - €in alcuni casi non è il prodotto l’unica variabile che viene valutata. Pertanto vi possiamo dire che un menu degustazione, a testa, vi costerà all’incirca 130 euro - ovviamente vini esclusi; un aperitivo semplice, seppur costituito da due buoni calici di vino d’eccellenza, vi costerà 30 euro (sempre a testa), un menù da buongustaio supererà facilmente i 300 euro (ribadisco ancora a testa).
Come anticipato, anche in questo campo Cracco rappresenta gli estremi e, come nostra abitudine, lasciamo a voi l’arduo compito di valutare!
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Ristoranti
 
2012-05-18 20:03:26 Locuste
Voto medio 
 
5.9
Qualità 
 
5.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
5.0
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 07, 2005
Recensione
Cozze, sempre cozze, fortissimamente cozze. Un menu magari un po' monocorde, ma senz'altro originale quello che propone questo strampalato locale in zona Porta Romana. Recentemente La Cozzeria si è trasferita ma non ha fatto molta strada, spostandosi dall'altro lato della via, e soprattutto non ha perso le sue caratteristiche: arredamento a dir poco spartano, menu di cartone, cozze servite in vecchie pirofile, un cestino dei rifiuti sul tavolo per gettare via i gusci, un servizio che definire informale è dire poco. E naturalmente le oltre venti diverse ricette con cui lo chef (o meglio il cozzaro) Giorgio cucina il prelibato mollusco.

Le potenzialità del ristorante, che basa il suo successo su un'atmosfera goliardica e sull'indubbia fantasia dei gestori, sono grandi. Purtroppo non tutte mantenute: non sempre infatti la qualità della materia prima è all'altezza, e il pentolone di cozze rischia di lasciare insoddisfatti.
Il locale, aperto sin dall'ora dell'aperitivo, stuzzica l'appetito ai suoi clienti con ostriche (Belon o concave) e Pastis; poi si comincia con una ristretta scelta di antipasti, dai gamberi ai calamari, con una semplice funzione di "riscaldamento" in vista del piatto principale.

Le cozze sono tutte servite in porzioni da un chilo e accompagnate da patatine fritte; davvero impressionante la varietà di salse e condimenti che le accompagna, dal gorgonzola alla rucola con zafferano, dai porri alle arance, tanto da far impallidire la classica impepata e l'ancor più tradizionale marinara. Terminato di mangiare, impossibile resistere alla tentazione di fare la "scarpetta" con il pane. Da evitare il vino della casa, meglio optare per un bianco della lista. Si chiude con dolci della casa e amaro. I prezzi sono abbordabili se ci si limita al classico menu antipasto+cozze, che però non basterà sicuramente a saziare gli stomaci più capienti.
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Ristoranti
 
2012-05-18 20:00:40 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 03, 2004
Recensione
Qual è il confine, nella cucina, fra raffinatezza e artificio? La linea di demarcazione è molto labile, ma la Compagnia delle Cozze sta dalla parte giusta della barricata. L'ambiente molto curato, il servizio quasi eccessivamente cortese, la presentazione studiata e ricercata di ogni piatto sono elementi che possono far pensare a un ristorante tutto forma e niente sostanza, o per dirla volgarmente, tutto fumo e niente arrosto. Invece l'arrosto c'è, ed è anche gustoso. Nel loro sito web, molto bello anche se non aggiornato, i gestori spiegano sinteticamente l'obiettivo di questo progetto: "Interpretare al meglio le preparazioni tipiche della cultura gastronomica mediterranea".

Ed è quello che il ristorante prova a fare, anche in un contesto così lontano dal mare. Il nome però non deve ingannare: le cozze sono solo una piccola parte del menu, in cui spiccano altri ingredienti, fra cui l'onnipresente pesto. Antipasti variegati e originali (insalata di mare al pesto e pasta d'acciughe, sformato di verze e pancetta, oltre all'ottima impepata di cozze) servono da preparazione per primi piatti delicati ma saporiti: da provare il risotto arance e gamberi, ma anche i maltagliati al pesto e merluzzo. Per chi ama i sapori forti c'è la zuppa piccante ai frutti di mare.

Capitolo secondi: da preferire ovviamente pesce e molluschi. Il carpaccio di salmone alla mediterranea non sfigura, attirano però anche il tonno, il branzino e le seppie alla veneziana con patate. Si chiude con una torta di mele per la verità non all'altezza del resto. Numerosi i vini della carta: il nostro pasto è stato accompagnato da un ottimo ed economico Tocai del Friuli. Molto abbondanti e sostanziose le porzioni, ma i prezzi non sono certo abbordabili: si consiglia di optare per il menu degustazione a 30 €, vini esclusi. Il ristorante svolge anche servizio di pizzeria.
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Ristoranti
 
2012-05-18 19:58:24 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 04, 2009
Recensione
L'idea è di quelle che, una volta realizzate, vengono considerate banali, e proprio questo la rende vincente. Aprire nel pieno centro della vita notturna di Milano un locale costruito sullo schema della pizzeria, ma incentrato su una delle più note specialità meneghine (forse importata dai viennesi? Se ne discute sul sito ufficiale), può sembrare in effetti l'uovo di Colombo. Certo, la Cotoletteria può far inorridire i puristi: il personale è quasi interamente straniero, escluso lo chef Marcello Michi, l'ambiente molto alla buona - forse un po' troppo rispetto al livello dei prezzi - ma soprattutto la cotoletta è di maiale (quella di vitello costa il doppio) e si presenta riccamente "vestita" da condimenti più o meno stravaganti, gioia e dolore dei buongustai. Ma chi davvero ama questo piatto non può esimersi da una visita, passando sopra ai piccoli difetti della formula.

Diciamo subito che è bene focalizzare tutto il proprio pasto sulla pietanza principale, magari stuzzicando l'appetito con un assaggio dei discreti antipasti: salumi toscani, formaggi misti, prosciutto crudo e mozzarella oppure fiori di zucca fritti. I primi, invece, sono "di circostanza": spaghetti pomodoro e basilico, pennette all'arrabbiata, lasagne al forno, insomma preparazioni che, con tutto il rispetto per il cuoco, non aggiungono né tolgono nulla al menu. Tra le bevande molti i vini della cantina; se si preferisce si può scegliere il mezzo litro di vino della casa (bevibili il Barbera e il Chianti) oppure l'ottima e pluripremiata birra Menabrea alla spina.

La cotoletta domina dunque incontrastata la scena e la cena: nelle sue varie versioni, dalla parmigiana con crudo e grana alla tirolese con speck e Asiago e all'ortolana con formaggio e verdure grigliate, fino alle più inconsuete come la sarda (soncino e pecorino) o la riviera (brie, carciofi e noci), finisce per soddisfare tutti grazie a quantità consistenti e cottura ottimale. Il prezzo va dai 10 ai 15 euro, ma va detto che per chi non è un vero maniaco è difficile andare oltre la porzione singola. Il pasto si chiude con dolci della casa tra cui sorprende piacevolmente la crema catalana. In generale, pur risultando decisamente meno economico, appare l'ideale sostituto della pizzeria per una cena veloce e informale in compagnia.
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Sagre
 
2012-05-18 19:56:01 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
8.5
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 26, 2011
Recensione
La star assoluta della sagra, che si sviluppa tra il sabato sera e l'intera giornata della domenica, è ovviamente il cotechino; non mancano però altri piatti abbondanti e gustosi. Pessimo il vino (alla spina), meglio la birra. Nei momenti di massima affluenza il parcheggio può essere difficoltoso e il servizio non è dei migliori. Prezzi, in compenso, abbordabilissimi.

Alcuni piatti: Cotechino crudo, lesso o alla griglia (foto), pasta con olive piccanti e cotechino (foto), pasta al ragù di cinghiale (foto), wurstel e crauti, costata di suino, braciola di cavallo, piadina con porchetta, polenta e asino, polenta e zola, polenta e rustisciada
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Ristoranti
 
2012-05-18 19:51:16 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 25, 2008
Recensione
Fare due passi nella storia fa sempre piacere, anche quando non è il 25 aprile. Storia della gastronomia, naturalmente: e il riferimento non è solo agli incantevoli paesaggi delle Langhe, feudo inespugnabile del mangiare e del bere bene, ma anche a un locale ormai entrato (meritatamente) nella leggenda. Proprio da queste parti nasce infatti il movimento Slow Food, e tra i suoi fondatori c'è Luigi Risso, che nel 1984 rilevò l'Enoteca Caffè Roma insieme alla moglie Anna trasformandola in un luogo di culto per gli adepti dell'associazione. Oggi l'enoteca è diventata un vero e proprio ristorante, con proposte culinarie sempre più sofisticate, anche se continua a conservare le caratteristiche dei primordi: menu ristretto e variabile giorno per giorno, contesto rustico, prezzi abbordabili.

L'accogliente e quieta verandina che si affaccia sulla piazza di Costigliole è ideale anche solo per degustare uno dei vini della fornitissima cantina, magari accompagnato da un tagliere di formaggi o di salumi: tutti di ottima qualità, a cominciare dal salame e dalla pancetta accompagnata, in splendido abbinamento, da castagne al miele. Ma se ci si dedica alla cucina propriamente detta non si rimane certamente delusi, e lo dimostra già l'antipasto, un succulento misto di carpacci alla piemontese che comprende due tipi di tartare, salsiccia di Bra e il carpaccio con salsa piccante. Per quanto riguarda il vino siamo nella terra del Barbera; ma, se la scelta del vitigno è quasi obbligata, non lo è di certo quella della bottiglia che spazia dal buon Rubigo della cantina Baldi all'eccellente Giaiet barricato prodotto da Giuseppe Stella.

Passando ai primi, all'interessante minestrone di fagioli con pane a fette si accompagna il piatto più tipico della zona: i piccoli ravioli dal plin, dal gustosissimo ripieno di carne, serviti con solo burro e formaggio. Ancora meglio i secondi: impeccabile il filetto al Barbera con patate, più originale ma altrettanto equilibrato il merluzzo al Moscato con pinoli, peperoni e castagne. Come dolce si può optare per il caratteristico bunet alle nocciole oppure per i prodotti dei Presidi Slow Food, tra cui il gelato al pistacchio di Bronte. Chiusura d'obbligo, dopo il caffè, con il Barolo chinato. I prezzi variano molto in base alla scelta del vino ma raramente superano i 35 euro; il Caffè Roma non è certo luogo da abbuffate (le porzioni sono piuttosto misurate) ma sul piano della qualità ha ben pochi rivali.
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Ristoranti
 
2012-05-18 16:04:22 Locuste
Voto medio 
 
6.0
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 05, 2003
Recensione
Una doverosa premessa: il ristorante è stato visitato nel corso della Rassegna Gastronomica del Lodigiano, dunque è in attesa di un secondo giudizio in periodo di normale attività. Una seconda doverosa premessa: se vi infastidisce l'idea di trovarvi coinvolti in un concerto da villaggio turistico, con animatori truccati da Renato Zero, questo locale non fa decisamente per voi.

Infatti l'antica osteria Lungoladda, tanto isolata da sembrare sperduta in mezzo ai campi e alle nebbie (anche se poi Lodi è a poco meno di cinque chilometri), è una vera e propria trattoria di paese con tutti i suoi pregi e difetti: arredamenti e intrattenimenti sono alla buona, e se non conoscete i dialetti lombardi è meglio che evitiate di scambiare due parole con il cameriere, anche se il servizio è impeccabile. Viene il sospetto che questa atmosfera paesana sia mantenuta volutamente dalla famiglia Scolari, che gestisce anche altre due osterie del circondario.

Doveroso iniziare il pasto con i gustosissimi antipasti: salumi locali (ottimi il cacciatorino d'asino e il lardo alle erbe), cotechino con purea, la classica Raspadüra di grana lodigiano. Come primo piatto, da provare il Risotto al provolone e Pannerone. Fra i secondi attira la Sacca di vitello arrosto ripiena di funghi, mentre delude lo stinco di prosciutto con patate. Dolci non eccezionali, da segnalare invece il rosso frizzante San Rocco (vedi etichetta) prodotto a S.Colombano al Lambro.
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Ristoranti
 
2012-05-18 15:57:54 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 12, 2009
Recensione
L'anomalia di Alghero, enclave catalana in Sardegna, si riflette anche nella sua cucina. Quella algherese è infatti una gastronomia basata quasi interamente sul mare, laddove la tradizione sarda si incentra sui prodotti della terra e dell'allevamento. Con l'arrivo del turismo, però, anche intorno ad Alghero sono spuntati come funghi gli agriturismi (decine, e non è un modo di dire) che riprendono più o meno fedelmente la cucina dell'interno. Fra questi il locale di Mario Piras resta sempre un punto fermo, benché purtroppo negli anni abbia perso qualcosa sotto il profilo qualitativo. Il livello della cucina resta comunque elevato nonostante l'oceanica frequentazione estiva, e il menu è valido per un primo approccio alla gastronomia dell'isola.

L'agriturismo, che vanta anche 6 posti letto, pecca in qualche particolare evitabile e in qualche concessione di troppo al "commerciale" (vedi l'agripizza...), ma tutto si dimentica con il primo dei tanti piatti del menu fisso, disponibile in due versioni: ridotto a 20 € e completo a 30 €. Quest'ultimo comincia con una sfilza interminabile di antipasti, tutti di buona qualità: si segnalano soprattutto pecorino spalmabile, salsiccia, fagioli con olive, ma anche zucchine e melanzane sott'olio, pancetta, prosciutto. Il tutto accompagnato dall'immancabile pane carasau. I primi non sono da meno: ottimi gli gnocchetti sardi al sugo di carne e i ravioli di ricotta. Discrete anche le pennette alle melanzane.
Rispetto al menu completo, quello ridotto prevede solo tre antipasti, un primo e un secondo. In compenso è comunque possibile chiedere "bis" all'infinito...

Con i secondi l'abbondanza delle porzioni comincia a mettere in difficoltà i visitatori. Per fortuna ci sono pomodori e cetrioli e per fortuna c'è vino rosso fino ad esaurimento (anche se la qualità di quest'ultimo è nettamente scesa negli anni). Comunque uno sforzo è d'obbligo di fronte al porcetto sardo, piatto forte della casa: saporito e cucinato con maestria, malgrado l'affollamento e i ritmi serrati. Da gustare anche il cinghiale in agrodolce. Arrivano poi i dolci ed è un peccato che spesso non si riesca ad apprezzarli, perché specialmente le papassine (pabassinas) sono di buona fattura. In compenso a richiesta - e a pagamento: 3 euro - ci sono le classiche seadas, tipici dolci di formaggio fritti con miele caldo. Infine il mirto della casa o il più possente filu 'e ferru chiudono degnamente il pasto avviando la laboriosa digestione.
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Ristoranti
 
2012-05-18 15:51:14 Locuste
Voto medio 
 
7.9
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 07, 2018
Recensione
Chi stesse pensando, attratto dalla recensione positiva, di fare una capatina in questa piccola e tranquilla trattoria di provincia si metta l'anima in pace: da novembre a marzo bisogna prenotare con almeno un mese di anticipo, sempre se il gruppo dei commensali è ridotto. La ragione di questo straordinario successo, che la dice lunga sulla qualità del ristorante, ha un nome ben preciso: cassoeula. Si dice infatti che quella servita dai coniugi Merlotti, Angela e Abramo (a tutti noto come Bramino), sia la migliore di tutta la Lombardia e quindi del mondo intero... Se è difficile pronunciarsi su questo assunto, i dati di fatto sono comunque chiari: in pochi, come la trattoria Corona, hanno saputo perpetuare una tradizione culinaria così misconosciuta come quella dell'Altomilanese, continuando a proporre negli anni piatti e atmosfere che ormai i più fortunati possono ritrovare solo nella cucina di casa propria.

La cornice spartana ma accogliente del locale, e il classico aspetto da ritrovo di paese (peraltro mitigato dal recente rinnovo degli arredi interni) non lasciano dubbi: qui è tutto genuino e casereccio, senza concessioni alla "modernità". Anche nei mesi estivi, quando la cassoeula non c'è, le caratteristiche della cucina non cambiano: i clienti, quasi tutti habitué del locale, accorrono per gustare altre specialità locali, come brusciti o stufato. Il consiglio però è quello di prenotare con largo (larghissimo!) anticipo per partecipare a quello che si configura come un vero e proprio rito invernale. La lista d'attesa è invero proibitiva, i prezzi - altro punto a favore del locale - sono invece accessibili a tutti: menu fisso a 30 euro, vini esclusi.

A introdurre la pietanza principale c'è un altro piatto ormai introvabile: i pescioeu de porscell o zampetti di maiale alla milanese, ovvero saporitissimi piedini di maiale bolliti serviti con accompagnamento di peperoncini. Anche qui, essenziale prenotarli in anticipo. Poi ecco la cassoeula in tutto il suo splendore: la consistenza è eccezionale, grazie alle verze croccanti (non è necessario, a dispetto di quanto si dice in merito, che siano ghiacciate) e alla carne tenerissima, e il sapore non è da meno. La leggenda vuole che un bicchierino di grappa, bevuto prima di iniziare il pasto, ne agevoli la digestione: non ci metteremmo la mano sul fuoco, ma l'abbinamento è più che gradevole. Per chi riesce a proseguire ci sono poi assaggi di grana e gorgonzola, le tradizionali clementine e (in periodo natalizio) il mandorlato o la "veneziana", dolce con pasta simile alla colomba pasquale. Non hanno nulla a che vedere con la zona, ma sono da provare anche i Baci di Sassello all'albicocca. Più che onesti i vini: Bonarda su tutti, non mancano però bottiglie anche pregiate, dal Nebbiolo al Morellino di Scansano passando per i Barbera di Braida.
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Ristoranti
 
2012-05-18 15:31:16 Locuste
Voto medio 
 
6.0
Qualità 
 
5.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
5.5
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    18 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 28, 2012
Recensione
Difficile sostenere che la trattoria "Vecchia Roma" fosse un indirizzo storico della ristorazione milanese, ma di certo sapeva come farsi notare, con le sue pareti tappezzate di locandine delle stelle di Cinecittà, da Sordi alla Magnani, e di paesaggi della capitale. Suscita quindi una certa sorpresa ritrovare il locale con un diverso nome e, soprattutto, affidato a una gestione interamente cinese, a partire dal proprietario Chen Qing. Anche se il menu è stato notevolmente ampliato e il biglietto da visita recita "specialità: l'astice" (con tanto di articolo), la sostanza non cambia: i piatti proposti sono sempre i classici della cucina romana, con piccole variazioni sul tema. Purtroppo, però, la qualità delle preparazioni lascia a desiderare, il servizio è alquanto approssimativo e un conto finale nella norma non può certo bastare a salvare capra e cavoli. L'impatto iniziale, del resto, è già tutt'altro che positivo: l'indirizzo recita "Corso Concordia", ma in realtà l'unico ingresso del ristorante è in via Guicciardini!

Decorazioni romane a parte, il locale - che funge anche da pizzeria - ha un aspetto piuttosto ordinario, non migliorato dal fastidioso sottofondo della radio. La lista, molto ampia, non si discosta però da quelle che dovevano essere le fonti d'ispirazione della precedente gestione: tra gli antipasti, ad esempio, compaiono mozzarella di bufala, burrata e soprattutto il fritto alla romana composto da zucchine, melanzane, mozzarelline impanate e supplì. Ingredienti discreti (anche se mancano i fiori di zucca) ma frittura decisamente eccessiva. I primi dovrebbero essere un trionfo di romanità, ma i risultati sono davvero ondivaghi: appena passabili i bucatini all'amatriciana, disastrosi gli spaghetti cacio e pepe (con pepe in grani!). In lista altri piatti tradizionali come rigationi alla pajata, bombolotti alla gricia e l'immancabile carbonara.

Anche sui secondi c'è qualcosa da ridire: i saltimbocca alla romana sono forse il piatto meglio riuscito, non così gli straccetti con rucola e aceto balsamico, tra l'altro troppo freddi. Da valutare l'abbacchio al forno, confortante la presenza della cicoria tra i contorni accanto a carciofi (in stagione) e patate. Fuori dal solco della lista i dolci, quasi tutti confezionati. A fine pasto resta un'impressione straniante, confermata anche dal capitolo vini: la cantina sembra più che dignitosa, però al momento dell'assaggio si scopre che il Dolcetto dei Marchesi di Barolo viene in realtà da un'altra, anonima cantina. La qualità è comunque buona, ma l'equivoco sarebbe da evitare...
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