Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-19 13:08:12
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 19 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 14, 2012
Recensione
Prendete un giovane cuoco cresciuto alla corte di Gualtiero Marchesi e altri chef d'élite; trasportatelo in una modesta trattoria di provincia alla periferia di Milano; fatelo lavorare su ingredienti "poveri" e tradizionali e a prezzi accessibili per i comuni mortali. La ricetta del successo? Per Davide Oldani sì, perché il talentuoso cuoco milanese ha evitato la tentazione di trasformare il suo locale in uno snobistico ritrovo per gastronomi e lo ha reso un ristorante vero, dove le tecniche dell'alta cucina sono applicate in modo ineccepibile e irripetibile alle materie prime più comuni della zona. Oggi, a 7 anni dalla nostra prima visita, il modello continua a essere vincente: qua e là emergono qualche formalismo di troppo e il noto narcisismo dello chef (basta vedere i quadri alle pareti), oscurati però dalla sua genialità, non solo ai fornelli. Tra le invenzioni di Oldani ci sono infatti il piatto inclinato, per mangiare senza sforzo minestre e zuppe, e la posata "passepartout" che racchiude in un solo oggetto forchetta, cucchiaio e coltello.
Uno dei principi inderogabili di Oldani è quello che impone di utilizzare esclusivamente ingredienti di stagione: il menu varia dunque di mese in mese, anche se alcune proposte sono ormai ben note ai fedelissimi del locale. Tra queste c'è uno degli antipasti consigliati dalla casa, la cipolla caramellata con Grana Padano caldo e freddo, abbinamento delicato, gustoso e per nulla artificioso. Eccellente anche la barba dei frati con baccalà mantecato, spugnole e tarassaco, originali gli asparagi con salsa vaniglia salata e polvere di pancetta. I primi sono spesso a base di pasta fresca e riso di alta qualità: noi abbiamo provato un eccellente risotto al melograno e agrumi e gli gnocchi allo zenzero e pera. Interessanti i malfatti di ricotta, piselli, liquirizia e senape in foglia, una schiccheria il rosa e riso, naturalmente con pompelmo rosa. Il piatto meno riuscito è la crema tiepida di aspargina, strichetti e uva di mare, a nostro avviso poco equilibrata.
Sorprendenti i secondi come la lingua con pere e cavoletti di bruxelles o l'irriconoscibile trippa, preparata in tranci con scarola e salsa agrodolce. Semplice ma eccellente il navarin d'agnello al profumo d'aglio, pinoli e uvetta; altra rielaborazione di una ricetta tradizionale è il musetto di maialino arrostito con "carota primitiva" e carbone vegetale (quest'ultimo a base di topinambur). Non deludono neppure i dolci, in particolare la mousse di cioccolato con frutti della passione e pepe nero e la colomba cristallizzata con rabarbaro e timo. Piatti molto elaborati, ma non per questo meno genuini e invitanti. La cantina è all'altezza della situazione con vini per tutti i gusti e le tasche; ottimo il Rossese di Dolceacqua Migliarina dell'Agriturismo Ca' de Faro'. Le porzioni sono ridotte ma equilibrate, i prezzi contenuti: a pranzo c'è un menu a 11,50 € (prezzo immutato da anni), a cena una proposta degustazione a 32 €. Inevitabile conseguenza è l'affollamento del locale: ormai la lista d'attesa sfiora i 6 mesi, e per prenotare al sabato sera bisogna aspettare anche un anno! Appena più facile trovare posto a mezzogiorno in settimana.
Uno dei principi inderogabili di Oldani è quello che impone di utilizzare esclusivamente ingredienti di stagione: il menu varia dunque di mese in mese, anche se alcune proposte sono ormai ben note ai fedelissimi del locale. Tra queste c'è uno degli antipasti consigliati dalla casa, la cipolla caramellata con Grana Padano caldo e freddo, abbinamento delicato, gustoso e per nulla artificioso. Eccellente anche la barba dei frati con baccalà mantecato, spugnole e tarassaco, originali gli asparagi con salsa vaniglia salata e polvere di pancetta. I primi sono spesso a base di pasta fresca e riso di alta qualità: noi abbiamo provato un eccellente risotto al melograno e agrumi e gli gnocchi allo zenzero e pera. Interessanti i malfatti di ricotta, piselli, liquirizia e senape in foglia, una schiccheria il rosa e riso, naturalmente con pompelmo rosa. Il piatto meno riuscito è la crema tiepida di aspargina, strichetti e uva di mare, a nostro avviso poco equilibrata.
Sorprendenti i secondi come la lingua con pere e cavoletti di bruxelles o l'irriconoscibile trippa, preparata in tranci con scarola e salsa agrodolce. Semplice ma eccellente il navarin d'agnello al profumo d'aglio, pinoli e uvetta; altra rielaborazione di una ricetta tradizionale è il musetto di maialino arrostito con "carota primitiva" e carbone vegetale (quest'ultimo a base di topinambur). Non deludono neppure i dolci, in particolare la mousse di cioccolato con frutti della passione e pepe nero e la colomba cristallizzata con rabarbaro e timo. Piatti molto elaborati, ma non per questo meno genuini e invitanti. La cantina è all'altezza della situazione con vini per tutti i gusti e le tasche; ottimo il Rossese di Dolceacqua Migliarina dell'Agriturismo Ca' de Faro'. Le porzioni sono ridotte ma equilibrate, i prezzi contenuti: a pranzo c'è un menu a 11,50 € (prezzo immutato da anni), a cena una proposta degustazione a 32 €. Inevitabile conseguenza è l'affollamento del locale: ormai la lista d'attesa sfiora i 6 mesi, e per prenotare al sabato sera bisogna aspettare anche un anno! Appena più facile trovare posto a mezzogiorno in settimana.
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Ristoranti
2012-05-18 22:13:46
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Novembre 15, 2007
Recensione
Ci sono talmente tante taverne, osterie, trattorie in questa zona della Toscana, che quasi stupisce che a qualcuno sia venuto in mente di aprirne una nuova. Eppure l'idea funziona, con una formula semplice quanto efficace: cucina tipica, servizio cortese e disponibile (anche per spiegazioni sulla preparazione dei piatti), prezzi mai eccessivi. Il locale si presenta molto bene, in un ambiente accogliente e curato: tavoli e sedie in legno, decorazioni floreali e trompe-l'-oeil alle pareti, musica di sottofondo non invasiva e confusione ridotta al minimo. Del resto il ristorante è piccolo, anche se d'estate sono disponibili altri 40 coperti all'esterno.
La genuinità della cucina si può apprezzare già con l'antipasto misto "I Diavoletti", che permette di assaggiare gran parte delle specialità delle casa: in particolare gli affettati locali, tra i quali si segnala l'ottimo lardo di Colonnata, ma anche crostini, sottaceti e frittate varie. Non sono da meno i primi, tutti a base di pasta fatta in casa: assolutamente da provare i tordelli, caratteristici tortelloni lucchesi, al ragù di carne. In lista ci sono anche i tortelloni ai porri mentre nella stagione primaverile la cucina propone la garmugia, tipica zuppa di verdura.
Secondi assolutamente non da meno: vista la zona, non ci si può esimere dal provare la tagliata rucola e grana, oppure l'altrettanto tradizionale fritto misto di pollo e coniglio. I piatti di carne alla brace, comunque, fanno la parte del leone. Dolci artigianali (tiramisù e budini su tutti) per un ottimo pasto ben accompagnato dai vini delle Colline Lucchesi.
La genuinità della cucina si può apprezzare già con l'antipasto misto "I Diavoletti", che permette di assaggiare gran parte delle specialità delle casa: in particolare gli affettati locali, tra i quali si segnala l'ottimo lardo di Colonnata, ma anche crostini, sottaceti e frittate varie. Non sono da meno i primi, tutti a base di pasta fatta in casa: assolutamente da provare i tordelli, caratteristici tortelloni lucchesi, al ragù di carne. In lista ci sono anche i tortelloni ai porri mentre nella stagione primaverile la cucina propone la garmugia, tipica zuppa di verdura.
Secondi assolutamente non da meno: vista la zona, non ci si può esimere dal provare la tagliata rucola e grana, oppure l'altrettanto tradizionale fritto misto di pollo e coniglio. I piatti di carne alla brace, comunque, fanno la parte del leone. Dolci artigianali (tiramisù e budini su tutti) per un ottimo pasto ben accompagnato dai vini delle Colline Lucchesi.
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10
Ristoranti
2012-05-18 22:11:20
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 18, 2006
Recensione
Sorprendentemente ricca di ristoranti, trattorie e punti di ristoro, la strada che attraversa il paesino di Vigolo Marchese può offrire numerose alternative al "turista" in cerca di una sosta gustosa. La trattoria di Fabio Sidoli è uno dei più antichi e rinomati esercizi della zona, e dietro al suo aspetto elegante e un po' neoclassico, che lo rende sede ideale per banchetti e cerimonie, nasconde un solido e genuino legame con la cucina del territorio. Si viene qui, insomma, per assaggiare le specialità del piacentino, anche se la fantasia della cucina è in grado di stuzzicare anche gli appetiti più esigenti e smaliziati.
Le ottime focaccine iniziali sono soltanto un colpo d'avvertimento: sta per arrivare la regina della zona, ovvero la torta fritta (attenzione a non chiamarla "gnocco"), nella sua versione più morbida e al tempo stesso croccante. L'ideale è ovviamente gustarla con i numerosi affettati che vengono serviti a volontà: prosciutto crudo, salame, pancetta e coppa piacentina. Un antipasto imprescindibile, da accompagnare con un rosso della casa o una bottiglia di Gutturnio. Purtroppo il servizio non è sempre all'altezza della qualità generale, risultando spesso svagato e distratto.
I primi sono altrettanto interessanti e convincenti: merito dell'ottima pasta fresca della casa. Ricordiamo soprattutto i tortelli alle ortiche e i più estivi tagliolini con carne macinata e zucchine, oltre ai ravioli con vari condimenti. Impossibile elencare i numerosissimi secondi proposti dalla casa, tra i quali spiccano anatra e tagliata di manzo. Il dolce è particolarmente invitante: indipendentemente dall'ordinazione (gelati e semifreddi dominano nella stagione estiva), viene servito in tavola l'intero piatto dei dolci della casa, comprendente torte, biscotti e ottime scorze d'arancio candite. Il prezzo finale si aggira attorno ai 30 euro.
Le ottime focaccine iniziali sono soltanto un colpo d'avvertimento: sta per arrivare la regina della zona, ovvero la torta fritta (attenzione a non chiamarla "gnocco"), nella sua versione più morbida e al tempo stesso croccante. L'ideale è ovviamente gustarla con i numerosi affettati che vengono serviti a volontà: prosciutto crudo, salame, pancetta e coppa piacentina. Un antipasto imprescindibile, da accompagnare con un rosso della casa o una bottiglia di Gutturnio. Purtroppo il servizio non è sempre all'altezza della qualità generale, risultando spesso svagato e distratto.
I primi sono altrettanto interessanti e convincenti: merito dell'ottima pasta fresca della casa. Ricordiamo soprattutto i tortelli alle ortiche e i più estivi tagliolini con carne macinata e zucchine, oltre ai ravioli con vari condimenti. Impossibile elencare i numerosissimi secondi proposti dalla casa, tra i quali spiccano anatra e tagliata di manzo. Il dolce è particolarmente invitante: indipendentemente dall'ordinazione (gelati e semifreddi dominano nella stagione estiva), viene servito in tavola l'intero piatto dei dolci della casa, comprendente torte, biscotti e ottime scorze d'arancio candite. Il prezzo finale si aggira attorno ai 30 euro.
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Ristoranti
2012-05-18 22:09:24
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 07, 2004
Recensione
Questo grande e frequentato ristorante del varesotto deve la sua fortuna a due fattori: il primo è la posizione, ai bordi della trafficata superstrada del Sempione, il secondo è la cucina a base di pesce fresco, privilegio raro in questa zona. Ristorante semplice sì, ma tutt'altro che spartano: la Nuvole di Sapore, azienda gastronomica che pone il suo marchio su oli, vini e condimenti, lo gestisce con piglio manageriale e moderno.
Le dimensioni del locale (150 i coperti) e l'affollamento che spesso si registra possono nuocere al servizio, che non brilla per cordialità e precisione. Luci ed ombre nella qualità dei pasti: senza infamia e senza lode l'antipasto di mare, deludono invece le cozze che, benchè servite a richiesta con un ampio bavaglino da degustazione (?), non sono eccezionali. Ottimi e abbondanti invece i primi, tra cui si segnalano gli spaghetti allo scoglio e quelli con polpa di granchio.
Fra i secondi meglio puntare su piatti ampi e variegati come la grigliata mista, in cui si fanno preferire gamberoni e pesce spada, e la frittura reale (saporiti i calamari). Dolci non eccezionali, da provare invece i sorbetti creati dal gestore: mela verde con calvados o, in alternativa, mandarino con Mandarinetto. I prezzi sono piuttosto elevati, ma va tenuto presente che nella zona è difficile mangiare pesce a costi contenuti.
Le dimensioni del locale (150 i coperti) e l'affollamento che spesso si registra possono nuocere al servizio, che non brilla per cordialità e precisione. Luci ed ombre nella qualità dei pasti: senza infamia e senza lode l'antipasto di mare, deludono invece le cozze che, benchè servite a richiesta con un ampio bavaglino da degustazione (?), non sono eccezionali. Ottimi e abbondanti invece i primi, tra cui si segnalano gli spaghetti allo scoglio e quelli con polpa di granchio.
Fra i secondi meglio puntare su piatti ampi e variegati come la grigliata mista, in cui si fanno preferire gamberoni e pesce spada, e la frittura reale (saporiti i calamari). Dolci non eccezionali, da provare invece i sorbetti creati dal gestore: mela verde con calvados o, in alternativa, mandarino con Mandarinetto. I prezzi sono piuttosto elevati, ma va tenuto presente che nella zona è difficile mangiare pesce a costi contenuti.
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Ristoranti
2012-05-18 22:07:27
Locuste
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Recensione
Data di visita
Ottobre 12, 2013
Recensione
Della vecchia Trattoria del Corso è rimasto soltanto il nome, e anche quello solo a uno sguardo superficiale: se si guarda bene, infatti, da qualche tempo a questa parte sull'insegna è comparsa la dicitura "Da Erre", in pratica la firma dello chef Riccardo Minati, che negli ultimi due anni ha cercato di ritagliarsi la sua nicchia in un corso Garibaldi da sempre affollatissimo di locali. Il ristorante, che dopo un passato glorioso aveva visto decisamente decadere la propria reputazione, ora ha tutti i numeri per sfondare di nuovo: la location centralissima a due passi da Brera e dal Castello Sforzesco, un ambiente minuscolo reso però più arioso e confortevole dall'aggiunta di un secondo piano, un look accattivante ma senza eccessi. In più, il ristorante ha puntato tutto su una ricetta semplice e non troppo costosa come quella della bourgouignonne, proposta in varie versioni e in grado di svolgere egregiamente il ruolo di piatto unico anche per compagnie relativamente numerose. Se proprio si vuole trovargli un difetto, apparentemente il locale è ancora un po' alla ricerca della sua identità, in bilico tra la formula del menu fisso (che strizza l'occhio a una clientela giovane e non troppo sofisticata) e qualche ambizione più creativa e raffinata. Ma l'esperimento, visti anche i prezzi non proibitivi per la zona, merita un seguito.
Una cosa è certa: al personale la fantasia non manca, come dimostrano gli immaginifici dipinti realizzati da un ex dipendente, con la tecnica del gesso, sulla grande lavagna che orna una delle pareti. E l'atmosfera è destinata a contagiare la clientela, visto che la copertina di ogni menu è costituita da una piccola lavagna su cui disegnare con gli appositi gessetti: un modo simpatico per ingannare il tempo in attesa delle ordinazioni!
Il menu in sé, peraltro, non è poi così voluminoso: come si è detto, l'architrave è la foundue bourguignonne, piatto che a dispetto del suo nome non contiene alcuna "fonduta" e tantomeno viene dalla Borgogna, bensì dalla Svizzera. Si tratta, per chi non lo sapesse, di dadini di carne da infilzare in acuminati spiedini e cuocere nell'olio bollente o nel brodo, per mezzo di una speciale pentola riscaldata da un fornellino a gas. Per prezzi variabili dai 25 ai 35 euro a persona, il ristorante la propone in diverse varianti: con carne di manzo, maiale e tacchino, di solo manzo, di Angus argentino o addirittura di pesce. Nulla da eccepire sulla qualità delle materie prime. La carne è accompagnata da senape, maionese, maionese all'aglio e da un'ottima salsa al Jack Daniel's; il tutto preceduto da un tagliere di salumi e servito in abbinamento ad abbondanti patate al forno. Inutile dire che, come recita la lista stessa, non si tratta solo di "un semplice piatto, ma di uno speciale momento conviviale": insomma, se si è in gruppo è la scelta ideale, e infatti la bourgouignonne è disponibile per un minimo di due commensali.
Il resto dell'offerta gastronomica, che merita una valutazione approfondita, è comunque incentrato prevalentemente sulle carni rosse: fanno eccezione qualche antipasto, come la delicata caponata di gamberi in agrodolce, e alcuni primi tra cui i bucatini cacio e pepe. Molti i piatti ispirati alla tradizione, anche se con qualche variante nella presentazione e negli ingredienti: troviamo così i mondeghili (tipiche polpette milanesi), la pasta alla carbonara, un'appetitosa tartare di manzo, la cotoletta alla milanese, l'ossobuco con risotto - non disponibile però al momento della nostra visita - e varie tipologie di tagliata. Non fanno eccezione alla regola i dolci, anche se nel tiramisù la scelta dello chef è da rivedere: all'eccellente crema di mascarpone non rende giustizia la sostituzione dei biscotti con poco "amichevoli" cialde. A fine pasto, meritevolmente offerte dalla casa, arrivano in tavola tre fiaschette di grappa, limoncello e mirto. Quanto ai vini, non manca qualche bottiglia interessante (Montepulciano d'Abruzzo) ma la selezione andrebbe decisamente ampliata, soprattutto nella fascia di prezzo più bassa.
Una cosa è certa: al personale la fantasia non manca, come dimostrano gli immaginifici dipinti realizzati da un ex dipendente, con la tecnica del gesso, sulla grande lavagna che orna una delle pareti. E l'atmosfera è destinata a contagiare la clientela, visto che la copertina di ogni menu è costituita da una piccola lavagna su cui disegnare con gli appositi gessetti: un modo simpatico per ingannare il tempo in attesa delle ordinazioni!
Il menu in sé, peraltro, non è poi così voluminoso: come si è detto, l'architrave è la foundue bourguignonne, piatto che a dispetto del suo nome non contiene alcuna "fonduta" e tantomeno viene dalla Borgogna, bensì dalla Svizzera. Si tratta, per chi non lo sapesse, di dadini di carne da infilzare in acuminati spiedini e cuocere nell'olio bollente o nel brodo, per mezzo di una speciale pentola riscaldata da un fornellino a gas. Per prezzi variabili dai 25 ai 35 euro a persona, il ristorante la propone in diverse varianti: con carne di manzo, maiale e tacchino, di solo manzo, di Angus argentino o addirittura di pesce. Nulla da eccepire sulla qualità delle materie prime. La carne è accompagnata da senape, maionese, maionese all'aglio e da un'ottima salsa al Jack Daniel's; il tutto preceduto da un tagliere di salumi e servito in abbinamento ad abbondanti patate al forno. Inutile dire che, come recita la lista stessa, non si tratta solo di "un semplice piatto, ma di uno speciale momento conviviale": insomma, se si è in gruppo è la scelta ideale, e infatti la bourgouignonne è disponibile per un minimo di due commensali.
Il resto dell'offerta gastronomica, che merita una valutazione approfondita, è comunque incentrato prevalentemente sulle carni rosse: fanno eccezione qualche antipasto, come la delicata caponata di gamberi in agrodolce, e alcuni primi tra cui i bucatini cacio e pepe. Molti i piatti ispirati alla tradizione, anche se con qualche variante nella presentazione e negli ingredienti: troviamo così i mondeghili (tipiche polpette milanesi), la pasta alla carbonara, un'appetitosa tartare di manzo, la cotoletta alla milanese, l'ossobuco con risotto - non disponibile però al momento della nostra visita - e varie tipologie di tagliata. Non fanno eccezione alla regola i dolci, anche se nel tiramisù la scelta dello chef è da rivedere: all'eccellente crema di mascarpone non rende giustizia la sostituzione dei biscotti con poco "amichevoli" cialde. A fine pasto, meritevolmente offerte dalla casa, arrivano in tavola tre fiaschette di grappa, limoncello e mirto. Quanto ai vini, non manca qualche bottiglia interessante (Montepulciano d'Abruzzo) ma la selezione andrebbe decisamente ampliata, soprattutto nella fascia di prezzo più bassa.
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Ristoranti
2012-05-18 22:01:10
Locuste
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Recensione
Data di visita
Gennaio 31, 2007
Recensione
ATTENZIONE: Ci viene segnalato che dopo la nostra visita il ristorante ha cambiato nome e gestione. Le caratteristiche del locale potrebbero essere mutate.
A una prima occhiata, neppure troppo distratta, non sembra neppure un ristorante, e si tratta infatti di un semplice bar con qualche tavolo annesso. Nemmeno la zona è delle migliori: siamo a poca distanza dal centro città, ma già in piena periferia, più o meno degradata, certamente poco raccomandabile nelle ore serali. Eppure, a dispetto di questi handicap, l'indiscutibile vocazione imprenditoriale del proprietario Fitui e la cucina di Abeba fanno del Dahlak Bar una tappa interessante e gradita alla scoperta di nuove cucine. Certo, l'ambiente è forse troppo spartano persino per le Locuste più incallite; la cucina eritrea però si fa rispettare, a patto di avere una buona tolleranza al piccante, e il prezzo è davvero abbordabile. Avvertenza: per cenare è necessario prenotare.
Si comincia con un minimo antipasto, giusto per farsi la bocca: è il sambusa, una frittellina di carne e di porro. Ma si fa subito sul serio con il cous cous ai ceci, servito con accompagnamento di ottime verdure bollite e soprattutto di harissa, la salsa piccante che è comunque soltanto una tenue anticipazione di quanto verrà dopo. Le bevande? I puristi storceranno il naso, ma il vino rosso italiano regge tutto sommato l'inconsueto abbinamento: da evitare però il Montepulciano d'Abruzzo, piuttosto scadente. Decisamente meglio un robusto Barbera.
Il piatto forte è lo zighinì, specialità principe della cucina eritrea: grossi dischi di pane sottile e spugnoso sul quale si dispongono, a piacere, passato di ceci, verdure, pesce, carne in salsa piccante e yogurt (per temperare la "potenza" d quest'ultima). Il tutto servito su un piatto girevole dal quale si "pesca" a turno, se gli altri commensali lo consentono... Si consiglia, nell'assaggio, di seguire l'ordine indicato, perché l'escalation dei sapori è alquanto rapida e impegnativa.
Il pasto si chiude poi con la torta al cocco della casa; il caffé si può saltare senza rimpianti, vale la pena invece di assaggiare lo zabib, liquore all'anice fatto arrivare direttamente da Asmara.
A una prima occhiata, neppure troppo distratta, non sembra neppure un ristorante, e si tratta infatti di un semplice bar con qualche tavolo annesso. Nemmeno la zona è delle migliori: siamo a poca distanza dal centro città, ma già in piena periferia, più o meno degradata, certamente poco raccomandabile nelle ore serali. Eppure, a dispetto di questi handicap, l'indiscutibile vocazione imprenditoriale del proprietario Fitui e la cucina di Abeba fanno del Dahlak Bar una tappa interessante e gradita alla scoperta di nuove cucine. Certo, l'ambiente è forse troppo spartano persino per le Locuste più incallite; la cucina eritrea però si fa rispettare, a patto di avere una buona tolleranza al piccante, e il prezzo è davvero abbordabile. Avvertenza: per cenare è necessario prenotare.
Si comincia con un minimo antipasto, giusto per farsi la bocca: è il sambusa, una frittellina di carne e di porro. Ma si fa subito sul serio con il cous cous ai ceci, servito con accompagnamento di ottime verdure bollite e soprattutto di harissa, la salsa piccante che è comunque soltanto una tenue anticipazione di quanto verrà dopo. Le bevande? I puristi storceranno il naso, ma il vino rosso italiano regge tutto sommato l'inconsueto abbinamento: da evitare però il Montepulciano d'Abruzzo, piuttosto scadente. Decisamente meglio un robusto Barbera.
Il piatto forte è lo zighinì, specialità principe della cucina eritrea: grossi dischi di pane sottile e spugnoso sul quale si dispongono, a piacere, passato di ceci, verdure, pesce, carne in salsa piccante e yogurt (per temperare la "potenza" d quest'ultima). Il tutto servito su un piatto girevole dal quale si "pesca" a turno, se gli altri commensali lo consentono... Si consiglia, nell'assaggio, di seguire l'ordine indicato, perché l'escalation dei sapori è alquanto rapida e impegnativa.
Il pasto si chiude poi con la torta al cocco della casa; il caffé si può saltare senza rimpianti, vale la pena invece di assaggiare lo zabib, liquore all'anice fatto arrivare direttamente da Asmara.
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Ristoranti
2012-05-18 21:58:39
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 09, 2007
Recensione
Strano destino quello dei ristoranti d'albergo, spesso condannati dai preconcetti a un ruolo di secondo piano al di là del loro effettivo valore. Certo, non sono rari i casi in cui i fornelli sono un semplice "corollario" ai servizi offerti dall'hotel che la ospita; ma non mancano le eccezioni, come il ristorante Da Bruno che non ha nulla da invidiare ad altri locali celebri di Alghero. La cucina, in sintesi, è precisa e curata, senza picchi di eccellenza ma anche senza sbavature, adatta per chi è alla ricerca di certezze. Non a caso, infatti, le specialità gastronomiche dello chef sono disponibili per l'affezionata clientela anche nel locale self service di via Mazzini 69.
Tornando al ristorante vero e proprio, l'aspetto che colpisce di più all'ingresso è la tranquilla eleganza del grande salone: si cena in un contesto sobrio ma raffinato, benchè l'hotel non sia affatto lussuoso, e si è gratificati da un servizio che sarebbe perfetto se non fosse (non sembri un paradosso) persino troppo rapido. I prezzi non sono bassi - circa 45 euro per un pasto completo - ma a fare la fortuna del ristorante sono l'abbondanza delle porzioni e la varietà della scelta. In particolare l'antipasto a buffet, disposto su due diversi tavoli, risulta davvero imponente e spazia dalla classica agliata all'insalata di polpo, dai calamari ai gamberi con pomodorini gratinati, dai funghetti alle zucchine sott'olio, passando per i frutti di mare e per le immancabili melanzane alla griglia.
In teoria basterebbe questo per fermarsi, ma si tratterebbe di uno sgarbo nei confronti dei primi: ottime le pennette alla Riviera del Corallo (con frutti di mare e crostacei), ma ci sono anche spaghetti vongole e bottarga, spaghetti ai ricci - in stagione - e per chi preferisce la cucina di terra culurgiones e malloreddus al sugo di carne. Tra i secondi, soprattutto in estate, il piatto forte è ovviamente il pesce fresco in varie preparazioni: oltre alle consuete fritture e grigliate miste, segnaliamo il sarago alla griglia, l'occhiata e la triglia. Nella stagione invernale, però, il menu si trasforma accogliendo numerosi piatti di carne (fiorentina, braciola, filetto) e in particolare di cacciagione, dal cinghiale alla lepre. Ristretta l'offerta di dolci, tra cui spiccano le seadas. Fornita invece la cantina, con tutte le etichette sarde di un certo pregio, in primis le algheresi Sella & Mosca e Santa Maria La Palma.
Tornando al ristorante vero e proprio, l'aspetto che colpisce di più all'ingresso è la tranquilla eleganza del grande salone: si cena in un contesto sobrio ma raffinato, benchè l'hotel non sia affatto lussuoso, e si è gratificati da un servizio che sarebbe perfetto se non fosse (non sembri un paradosso) persino troppo rapido. I prezzi non sono bassi - circa 45 euro per un pasto completo - ma a fare la fortuna del ristorante sono l'abbondanza delle porzioni e la varietà della scelta. In particolare l'antipasto a buffet, disposto su due diversi tavoli, risulta davvero imponente e spazia dalla classica agliata all'insalata di polpo, dai calamari ai gamberi con pomodorini gratinati, dai funghetti alle zucchine sott'olio, passando per i frutti di mare e per le immancabili melanzane alla griglia.
In teoria basterebbe questo per fermarsi, ma si tratterebbe di uno sgarbo nei confronti dei primi: ottime le pennette alla Riviera del Corallo (con frutti di mare e crostacei), ma ci sono anche spaghetti vongole e bottarga, spaghetti ai ricci - in stagione - e per chi preferisce la cucina di terra culurgiones e malloreddus al sugo di carne. Tra i secondi, soprattutto in estate, il piatto forte è ovviamente il pesce fresco in varie preparazioni: oltre alle consuete fritture e grigliate miste, segnaliamo il sarago alla griglia, l'occhiata e la triglia. Nella stagione invernale, però, il menu si trasforma accogliendo numerosi piatti di carne (fiorentina, braciola, filetto) e in particolare di cacciagione, dal cinghiale alla lepre. Ristretta l'offerta di dolci, tra cui spiccano le seadas. Fornita invece la cantina, con tutte le etichette sarde di un certo pregio, in primis le algheresi Sella & Mosca e Santa Maria La Palma.
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Ristoranti
2012-05-18 21:54:15
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 17, 2011
Recensione
Ammettiamolo, gli orribili palazzoni che deturpano il lungomare di Catania non invogliano l'ignaro automobilista a fermarsi da queste parti; ma basta scendere per qualche decina di metri fino al porticciolo di San Giovanni Li Cuti per scoprire uno degli angoli più caratteristici della città e, soprattutto, la pittoresca spiaggia dei "cutilisci" o cutulisci, grossi e inconfondibili sassi di origine vulcanica. L'omonimo ristorante sorge proprio a due passi dal litorale ed è dotato di ambitissimi tavoli in riva al mare - meglio prenotare - ma, malgrado la location "strategica", non ha nulla a che vedere con la classica pizzeria turistica né tantomeno con il cliché del locale romantico per coppiette. La proposta culinaria nasce invece da un'attenzione quasi maniacale alle materie prime, tutte rigorosamente naturali e biologiche, e alle ricette tradizionali: il risultato merita un plauso per qualità e originalità, a dispetto delle porzioni un po' troppo ridotte.
Non bisogna comunque essere nutrizionisti o fanatici seguaci di Slow Food per apprezzare la cucina del locale: da Cutilisci si può andare semplicemente per l'ottima pizza o per una delle tante insalate proposte dal menu. Di certo, però, il ristorante dà il meglio di sé nei primi: valga per tutti l'esempio degli spaghetti del senatore Cappelli alla catanese, con masculina da magghia (il nome locale delle alici), uvetta, pinoli, finocchietto e mollica tostata. Non sono da meno però i fusilli al pesto trapanese (con mandorle e pomodori) e le pappardelle di Gragnano al pistacchio di Bronte oppure alla Norma. Per chi preferisce un piatto unico, poi, unico nel suo genere il cous cous di pesce.
Secondi sulla stessa linea: lo chef Giuseppe Sparacio (palermitano) riesce a tenersi in equilibrio senza scadere nel vezzo fine a se stesso, e raffinatezze come la tagliata di tonno al sesamo si alternano al più sostanzioso tris di pesce o alla spatola gratinata agli agrumi. Da provare senza riserve i dolci, tra cui spicca la torta al cioccolato accompagnata dall'altrettanto delizioso gelato al pistacchio. Il ristorante si caratterizza anche per una ristretta ma stuzzicante scelta di birre artigianali provenienti da tutte le regioni d'Italia: ottima la Duchessa prodotta dalla laziale Birra del Borgo. Discreto, però, anche l'assortimento di vini, e il rosso della casa è decisamente onesto.
Non bisogna comunque essere nutrizionisti o fanatici seguaci di Slow Food per apprezzare la cucina del locale: da Cutilisci si può andare semplicemente per l'ottima pizza o per una delle tante insalate proposte dal menu. Di certo, però, il ristorante dà il meglio di sé nei primi: valga per tutti l'esempio degli spaghetti del senatore Cappelli alla catanese, con masculina da magghia (il nome locale delle alici), uvetta, pinoli, finocchietto e mollica tostata. Non sono da meno però i fusilli al pesto trapanese (con mandorle e pomodori) e le pappardelle di Gragnano al pistacchio di Bronte oppure alla Norma. Per chi preferisce un piatto unico, poi, unico nel suo genere il cous cous di pesce.
Secondi sulla stessa linea: lo chef Giuseppe Sparacio (palermitano) riesce a tenersi in equilibrio senza scadere nel vezzo fine a se stesso, e raffinatezze come la tagliata di tonno al sesamo si alternano al più sostanzioso tris di pesce o alla spatola gratinata agli agrumi. Da provare senza riserve i dolci, tra cui spicca la torta al cioccolato accompagnata dall'altrettanto delizioso gelato al pistacchio. Il ristorante si caratterizza anche per una ristretta ma stuzzicante scelta di birre artigianali provenienti da tutte le regioni d'Italia: ottima la Duchessa prodotta dalla laziale Birra del Borgo. Discreto, però, anche l'assortimento di vini, e il rosso della casa è decisamente onesto.
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Ristoranti
2012-05-18 20:10:13
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 12, 2010
Recensione
Sappiamo che con questa recensione metteremo seriamente a repentaglio la nostra credibilità, ma dopo anni trascorsi a denunciare i prezzi troppo salati dei locali di Milano i fatti ci costringono a riconoscere che uno dei ristoranti più economici d'Italia si trova proprio al centro del capoluogo lombardo. Mettiamo subito le cose in chiaro: il Crono non è posto adatto per gourmet, e il trattamento più che familiare riservato ai clienti dal vulcanico gestore potrebbe non essere gradito a tutti. Ma come si può resistere a un menu completo, comprensivo di primo, secondo, contorno, vino e caffè, all'incredibile prezzo di 10 euro? Non che i piatti alla carta siano più costosi: 4 euro per un primo, appena 6,50 per un secondo. Insomma, un paradiso per chi non ama svuotarsi le tasche.
Ambiente e cucina del Crono sono quanto di più casalingo si possa immaginare. La qualità dei piatti è complessivamente discreta, pur con qualche flessione; in compenso davvero rilevante l'abbondanza delle porzioni, che valgono quasi doppio rispetto a un piatto "normale". In assenza di antipasti si parte direttamente con una selezione abbastanza varia di primi piatti, tra cui spiccano le orecchiette alla boscaiola (con speck, piselli e funghi), i fagottini allo speck con abbondante parmigiano e i girasoli alle noci, in sostanza tortelli ripieni di noci e formaggio. Non manca il più classico dei condimenti nella pasta al pomodoro. Generoso e tutto sommato bevibile il rosso della casa (anch'esso in lista a prezzi trascurabili).
Tra i secondi, nella stagione estiva, non può che strappare un sorriso l'invenzione lessicale della "cotoletta semifredda": piatto, per dirla in breve, preparato in anticipo e servito dopo un breve riscaldamento. Cosa che in molti fanno, ma in pochi hanno l'onestà e la simpatia di confessare... Comunque la cotoletta, sia pure precotta, si fa apprezzare per la quantità, così come l'arrosto di vitello con contorno di patate al forno. Idem per il filetto - il taglio non è proprio eccezionale ma la cottura è corretta - e per le costine al vino. Dopo qualche dolce piuttosto anonimo, si chiude la cena con caffè e liquori a volontà. E con la consapevolezza che il conto finale è al massimo un terzo di quanto si sarebbe pagato in qualunque altro locale della città...
Ambiente e cucina del Crono sono quanto di più casalingo si possa immaginare. La qualità dei piatti è complessivamente discreta, pur con qualche flessione; in compenso davvero rilevante l'abbondanza delle porzioni, che valgono quasi doppio rispetto a un piatto "normale". In assenza di antipasti si parte direttamente con una selezione abbastanza varia di primi piatti, tra cui spiccano le orecchiette alla boscaiola (con speck, piselli e funghi), i fagottini allo speck con abbondante parmigiano e i girasoli alle noci, in sostanza tortelli ripieni di noci e formaggio. Non manca il più classico dei condimenti nella pasta al pomodoro. Generoso e tutto sommato bevibile il rosso della casa (anch'esso in lista a prezzi trascurabili).
Tra i secondi, nella stagione estiva, non può che strappare un sorriso l'invenzione lessicale della "cotoletta semifredda": piatto, per dirla in breve, preparato in anticipo e servito dopo un breve riscaldamento. Cosa che in molti fanno, ma in pochi hanno l'onestà e la simpatia di confessare... Comunque la cotoletta, sia pure precotta, si fa apprezzare per la quantità, così come l'arrosto di vitello con contorno di patate al forno. Idem per il filetto - il taglio non è proprio eccezionale ma la cottura è corretta - e per le costine al vino. Dopo qualche dolce piuttosto anonimo, si chiude la cena con caffè e liquori a volontà. E con la consapevolezza che il conto finale è al massimo un terzo di quanto si sarebbe pagato in qualunque altro locale della città...
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10
Ristoranti
2012-05-18 20:07:48
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Settembre 01, 2009
Recensione
Mutazione completata: questo locale ormai a suo modo "storico" di Busto Arsizio, inizialmente frequentato soprattutto nel dopocena per un bicchiere di vino accompagnato da qualche stuzzichino, via via si è specializzato sempre di più sul fronte della cucina, fino a diventare un ristorante vero e proprio con un livello qualitativo decisamente più elevato. Della vecchia conduzione è rimasta l'atmosfera informale e raccolta, con arredamenti piacevolmente originali e servizio familiare, ma cortese. Ora, però, il ristorante presenta una cucina meno regionale e più sperimentale, un po' più parsimoniosa nelle porzioni e nella varietà della scelta, ma attenta alla ricerca gastronomica. Il menu, che varia ogni mese, presenta sempre oltre ai classici della cucina italiana anche un "piatto etnico" e uno vegetariano, per accontentare tutti i gusti.
La disponibilità di vini resta più che discreta, a prezzi abbordabilissimi: segnaliamo in particolare un ottimo Dolcetto d'Alba. Da non sottovalutare però anche il reparto birre, con un'ottima selezione di belghe trappiste. Il menu si apre con una scelta di antipasti piuttosto articolata, dal classico tagliere di salumi alla più originale lonza alla brace servita con contorno di arance e finocchi: meglio optare per la porzione da due persone condividendola con il vicino di tavola. Variegata anche la scelta dei primi mentre i secondi sono prevalentemente incentrati sulla carne alla griglia, anche se la lista promette variazioni di mese in mese.
Tornando ai primi, da assaggiare in particolare l'ottimo orzotto con scaglie di parmigiano e salama mantovana; altra specialità della casa i chicchi di patate con pesce spada e melanzane, anche se non mancano i più prosaici spaghetti al pomodoro e la calamarata alla sorrentina (pomodoro e mozzarella di bufala). Secondi come detto "carnivori", in evidenza l'interessante bistecca di angus e la tagliata di manzo, ma anche i già citati piatti etnici come il pollo all'ananas e cocco. Piatto forte del ristorante sembrano essere i dolci, tanto numerosi quanto appetitosi: tra gli altri segnaliamo la crema chantilly con savoiardi e caffè, la crostata con crema pasticciera e mele e la panna cotta ai frutti di bosco.
La disponibilità di vini resta più che discreta, a prezzi abbordabilissimi: segnaliamo in particolare un ottimo Dolcetto d'Alba. Da non sottovalutare però anche il reparto birre, con un'ottima selezione di belghe trappiste. Il menu si apre con una scelta di antipasti piuttosto articolata, dal classico tagliere di salumi alla più originale lonza alla brace servita con contorno di arance e finocchi: meglio optare per la porzione da due persone condividendola con il vicino di tavola. Variegata anche la scelta dei primi mentre i secondi sono prevalentemente incentrati sulla carne alla griglia, anche se la lista promette variazioni di mese in mese.
Tornando ai primi, da assaggiare in particolare l'ottimo orzotto con scaglie di parmigiano e salama mantovana; altra specialità della casa i chicchi di patate con pesce spada e melanzane, anche se non mancano i più prosaici spaghetti al pomodoro e la calamarata alla sorrentina (pomodoro e mozzarella di bufala). Secondi come detto "carnivori", in evidenza l'interessante bistecca di angus e la tagliata di manzo, ma anche i già citati piatti etnici come il pollo all'ananas e cocco. Piatto forte del ristorante sembrano essere i dolci, tanto numerosi quanto appetitosi: tra gli altri segnaliamo la crema chantilly con savoiardi e caffè, la crostata con crema pasticciera e mele e la panna cotta ai frutti di bosco.
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