La percezione sensoriale più rilevante dell'edizione 2015 di Identità Golose? Non c'è dubbio: la compressione. Mai come quest'anno il convegno ideato da Paolo Marchi ha attirato a Milano frotte di curiosi, appassionati e addetti ai lavori, tanto da rendere ardui gli spostamenti tra i corridoi del MiCo anche nei giorni e negli orari più improbabili. L'impressione è che questa sarà una costante di tutti gli eventi gastronomici da qui al termine di EXPO 2015, soprattutto nel capoluogo lombardo, ma qualche merito va dato pure agli organizzatori (e ai fior di sponsor) che ogni anno riescono a radunare davanti alla platea di Identità tutto il gotha dell'arte culinaria italiana e internazionale.
I concetti che emergono dalla miriade di incontri organizzati nel corso della tre giorni di Identità, anche se talvolta espressi in modo pomposo, non mancano di suscitare interesse. Fa molto riflettere, ad esempio, che il re degli chef italiani Massimo Bottura e l'emergente figlia d'arte Caterina Ceraudo propongano in sostanza la stessa idea: un brodo ricavato da bucce di patata, simbolo del recupero degli scarti culinari in un periodo di necessaria attenzione alla "sostenibilità" e al risparmio anche in cucina. Un po' sarà emulazione, ma sicuramente è anche l'espressione di una weltanschauung assai diversa da quella che imperava anche solo un decennio fa. Bottura, del resto, ne fa un vero e proprio cavallo di battaglia: nel suo intervento, dopo un commosso omaggio a Stefano Bonilli, l'istrionico chef modenese regala costruzioni filosofiche come il piatto "Il pane è oro", a base di pane secco, i già citati passatelli in brodo "di recupero" e persino un gelato a base di bucce di banana tostate, con citazione artistica del disco di esordio dei Velvet Underground, quello con la celeberrima copertina di Andy Warhol ("Peel slowly and see"). "Recuperare non è degradante - spiega Bottura - anzi è analogo a riconquistare, è un atto di volontà e di forza. Dobbiamo imparare a valorizzare ciò che abbiamo fino al completo esaurimento, in ogni fase del suo ciclo. Scartare, buttare via il cibo significa arrendersi e gettare la spugna. Se perdiamo la cultura del cibo perdiamo prima di tutto l'identità e poi la dignità". Parole non solo da cuoco e da artista, ma da vero ambasciatore della cucina italiana nel mondo, anche se nella sua relazione non manca un richiamo ai colleghi: "Dobbiamo cambiare prospettiva, il ruolo dello chef si è appiattito verso una superficialità glamour. Guardiamoci da 10 km di distanza: lo chef sta a mezza via tra chi ha tutto e chi non ha niente".
Certamente ha molto Bottura, che sarà uno dei protagonisti assoluti di EXPO 2015; e all'evento milanese avrà un ruolo centrale anche Identità Golose, che disporrà di un proprio spazio espositivo lungo il "Decumano" principale. Come rappresentante della cucina italiana ci sarà tra gli altri Paolo Griffa, chef del "Piccolo Lago" a Verbania, proclamato vincitore del concorso San Pellegrino Young Chef proprio in occasione del convegno milanese: l'esibizione dei giovani talenti è stato uno dei momenti più interessanti del festival.
Per concludere due parole sul Milano Food & Wine Festival, evento gemello che come ogni anno rischia di essere oscurato dall'ingombrante vicino. Le cose non sono sostanzialmente cambiate rispetto alle scorse edizioni: quest'anno si sono ridotti gli show cooking, puntando più che altro sulle degustazioni dei piatti degli chef ospiti (tra cui Davide Oldani, Christian Milone, Pietro Leemann). 64 i produttori che hanno presentato i loro vini, una selezione di quelli che compariranno al Merano Wine Festival: tra loro molte vecchie conoscenze, come i valtellinesi Rivetti & Lauro o la cantina Nino Franco di Valdobbiadene, e qualche piacevole sorpresa come il Grillesino di Magliano in Toscana.
Foto da Identità Golose 2015