Recensione
Cucina di qualità e di ricerca, oppure piatti alla buona per un pubblico meno esigente ma molto affamato? Marco Colombo non si è neppure posto il problema: ha scelto di seguire, parallelamente, entrambe le strade, strizzando l'occhio al tempo stesso alla clientela d'élite e a quella più "ruspante". L'Osteria dei Peccatori, infatti, è diventata famosa grazie alle sue ricche e fantasiose cotolette, ciascuna ispirata a uno dei peccati capitali, e agli altrettanto variegati risotti; col tempo, però, si è costruita anche una lista di piatti alternativi, curati e rispettosi della tradizione, e una cantina di buon livello. Questo doppio binario ha contribuito al successo, insieme all'eccellente posizione del ristorante, situato a due passi dell'uscita dell'autostrada; alla fine, caso più unico che raro in questa zona, se ne sono accorti anche i curatori della guida "Osterie d'Italia" di Slow Food...
Il menu si apre con una serie di antipasti di terra e di mare: la cervella alla milanese (12 euro, non sempre disponibile) e i mondeghitt bustocchi (polpettine) sono gli unici ispirati alla cucina locale, per il resto si ondeggia tra classici come gnocco fritto o pan dorà al lardo (8,50 euro) e composizioni delicate come il polpo al basilico con purea di fave. Arrivando ai primi, non si può prescindere dai già citati risotti (12-13 euro): ce ne sono sempre almeno sette varietà. Abbiamo provato quelli con Inferno e fontina (forse il migliore), bitto e Barbera, con gamberi, zafferano e rucola, con zucca e salsiccia, ma ci sono anche altre perle come pere e Castelmagno, porcini e mirtilli o addirittura gamberi, zafferano e liquirizia; inappuntabile, comunque, la cottura. Tra gli altri primi, le proposte più originali sono gli gnocchi di zucca con salsa di noci e profumo di amaretto e le reginette alla carbonara dell'oste (con cipolla e olive).
Ed eccoci al piatto che ha fatto la fortuna del ristorante: la cotoletta alla milanese (18-20 euro) declinata in sette diverse versioni più una, la classica senza condimenti. Persino il purista più ortodosso non potrà fare a meno di apprezzare l'Accidia (con melanzane alla parmigiana), l'Invidia (radicchio e crema di taleggio), l'Avarizia (provolone e zucchine trifolate) e l'audace Gola (bacon e scamorza)... Ma non finisce qui: ampio è lo spazio dedicato ai classici lombardi (15-20 euro), come bollito misto, cassoeula (solo in inverno), rognone, rane fritte e i tipici bruscitt bustocchi con polenta. Interessante anche la tagliata di bue ubriaco, ossia manzo marinato nella birra rossa, e per gli incontentabili c'è anche la spadellata di pesce. Dolci della casa (5-6 euro) meno caratteristici ma di buona qualità: tiramisù (con Pavesini!), crostata, latte in piedi e la crema dell'oste, una catalana con marsala, amaretti e salsa al caramello. La cantina è discretamente selezionata: deludente però il Merlot che dovrebbe segnare la rinascita dei vini varesini. Come digestivo provate una delle ottime grappe Roner. Conto finale non economico ma tutto sommato onesto.